[tratto dal Corriere della Sera, Milano, 31 maggio 2014]
 

Amianto, intonaci e degrado:per 3600 scuole servono interventi urgenti

Ma i presidi in maggioranza non vogliono strutture nuove. Il nodo delle difficoltà burocratiche per assegnare le risorse per la manutenzione

 

di Redazione Scuola

 

Gli edifici scolastici italiani sono vecchi e spesso malandati. Ma soltanto il 7 per cento dei presidi chiede (o spera) di cambiare la sede della propria scuola o di costruire un edificio nuovo. Lo rivela l’indagine del Censis sullo stato della nostra edilizia scolastica. Si stima che in 24.000 istituti su 41 mila gli impianti (elettrici, idraulici, termici) non funzionano, sono insufficienti o non sono a norma. Sono 9.000 le strutture con gli intonaci a pezzi. In 7.200 edifici occorrerebbe rifare tetti e coperture. Sono 3.600 le sedi che necessitano di interventi sulle strutture portanti («tra queste mura 580.000 ragazzi trascorrono ogni giorno parecchie ore») e 2.000 le scuole «che espongono i loro 342.000 alunni e studenti al rischio amianto».

 

Edifici antichi o vecchi, le lentezze burocratiche

Il 30 per cento delle scuole è ospitato in edifici vecchi e storici, costruiti prima del 1960. E nella maggioranza dei casi quello che manca è la manutenzione ordinaria. Per il 57 per cento dei dirigenti consultati dal Censis la priorità è dare continuità agli interventi di natura ordinaria, mentre per il 36 per cento servono misure straordinarie. Quello che confermano i presidi è la difficoltà di procedere agli interventi e all’uso del denaro pubblico per le ristrutturazioni. Secondo una stima del ministero delle Infrastrutture di fine 2013 andando avanti a questo ritmo si finirebbe di restaurare il patrimonio edilizio scolastico in 110 anni. In più secondo le valutazioni dei dirigenti scolastici, che hanno considerato la qualità degli interventi realizzati in più di 10.000 edifici scolastici pubblici negli ultimi tre anni, sono più di un quarto le strutture in cui sono stati effettuati lavori ritenuti scadenti o inadeguati. Si tratta del 20,5% delle scuole in cui gli interventi hanno riguardato l’abbattimento delle barriere architettoniche, del 22,5% degli edifici in cui sono stati realizzati lavori di manutenzione ordinaria, del 32,8% delle opere di manutenzione straordinaria, del 33,7% delle strutture in cui sono state realizzate reti o introdotti servizi per la didattica digitale.

 

 
Il no dei presidi al budget per i lavori

«La recente assegnazione del 95,7% dei 150 milioni di euro stanziati con il Decreto del fare (2013) per l’avvio immediato di 603 progetti di edilizia scolastica rappresenta sicuramente un cambio di passo rispetto alle lunghe e farraginose procedure degli anni passati», si legge nel rapporto. Gli interventi straordinari che via via sono stati programmati dopo il tragico crollo della scuola di San Giuliano hanno mobilitato poco meno di 2 miliardi di euro rispetto a un fabbisogno stimato di 13 miliardi. Notevoli i ritardi nell’attuazione. Dei 500 milioni di euro attivati con le delibere Cipe del 2004 e del 2006, a metà del 2013 ne erano stati utilizzati 143 milioni, relativi a 527 interventi sui 1.659 previsti. Per gli stanziamenti successivi, tutti i progetti sono ancora in attuazione o addirittura in fase di istruttoria. Va meglio l’impiego dei fondi strutturali. Il Programma operativo 2007-2013 gestito dal Miur e relativo al Fesr (Fondo europeo di sviluppo regionale), attivo nelle regioni Campania, Calabria, Puglia e Sicilia, ha assegnato più di 220 milioni di euro a 541 scuole per interventi nell’ambito della sicurezza degli edifici, del risparmio energetico, per l’accessibilità delle strutture e le attività sportive. Nel frattempo -prosegue il Censis- è scattata «l’operazione edilizia scolastica» del Governo, per censire le priorità d’intervento e le risorse necessarie, cui per ora hanno aderito 4.400 Comuni». Per garantire la tempestività della manutenzione ordinaria e accelerare la realizzazione dei piccoli interventi necessari è stata prospettata recentemente la possibilità di dotare le scuole di un budget specifico. La maggioranza dei dirigenti scolastici interpellati dal Censis (il 54%) si dichiara favorevole, «anche se il 45% condiziona tale eventualità alla semplificazione delle procedure per l’affidamento dei lavori.