Su Twitter i follower moltiplicati in una settimana. Oggi è l’ ultimo giorno

L’hashtag della manifestazione tra i più discussi nella Rete

Bookcity chiude oggi ma già si può dire che vince sui social network. La seconda edizione della rassegna questa sera farà un bilancio della partecipazione agli eventi (che, bisogna ricordarlo, sono il doppio dello scorso anno), ma intanto tra gli organizzatori c’è soddisfazione per come la manifestazione è andata in rete.

Il dato più interessante riguarda Twitter: l’hashtag #bcm13 è stato tra i Trending Topic (gli argomenti più discussi su Twitter) nazionali il giorno dell’apertura (giovedì 21) e ieri, oscillando tra il secondo e il terzo posto. Nell’ultima settimana i follower sono passati da 3.800 a 5.100, nei giorni dell’evento l’account ha ricevuto una media di 400 citazioni e 50 retweet al giorno. In totale l’account @bookcitymilano ha raggiunto più di 60mila persone, mentre l’hashtag #bcm13 è stato utilizzato da quasi 300mila.

La pagina Facebook ha registrato una media di oltre 1500 visite al giorno, mentre le interazioni sono passate da 5mila a 15mila coinvolgendo soprattutto la fascia d’età tra i 25 e i 34 anni). Sull’account Instagram, invece, le fotografie taggate con l’hasthtag dell’evento (#bcm13) sono state, a ieri pomeriggio, più di 350, realizzate in maggioranza dal pubblico.

D’alto canto le frontiere del digitale nell’editoria sono state uno dei temi della rassegna. Ieri sono stati premiati i dieci vincitori della terza edizione di Ioscrittore, il torneo letterario promosso dal gruppo editoriale Mauri Spagnol che finora ha visto coinvolti oltre 4800 partecipanti e ha portato alla pubblicazione di 76 ebook (ieri Stefano Mauri, presidente del gruppo, ha annunciato che il torneo ha avuto il patrocinio del Ministero dei beni e delle attività culturali). Il successo di una iniziativa come Ioscrittore è indicativo di come, anche in Italia, il digitale stia cambiando l’editoria, la scrittura e la lettura a tutti i livelli imponendo la liquidità del contenuto digitale che dovrà sempre più essere, come ha riassunto Vincenzo Russi, a capo del digitale di Messaggerie, «social, local e mobile» nel seminario che ha preceduto la premiazione. Fare previsioni è difficile, anche se tutti guardano al mercato americano uscito dalla crisi dove i ricavi dell’editoria digitale sono tra il 20% e il 25% del mercato editoriale globale contro lo scarso 2% italiano. Certo, in previsione, tutto può cambiare anche da noi se è vero che, dicono i dati del Politecnico, nel 2015 ci saranno 52 milioni di tablet. Quello che è certo è che l’esperienza del libro sta cambiando profondamente e si sta aprendo a un mondo dove l’editore più che scomparire sembra moltiplicarsi. Oggi lo stesso autore, grazie al self publishing, può diventare editore, così come lo possono diventare le grandi librerie come Amazon, le compagnie tecnologiche o addirittura gli agenti letterari.

Che siamo in periodo di transizione in cui varie forme, modelli, esperienze possono convivere lo dimostra proprio Bookcity che da un lato sonda le frontiere del digitale, dall’altro offre una vetrina anche a veri e proprio artigiani del libro di carta che pure continuano a nascere lontano dalla rete e dai social network. Come il raffinatissimo e piccolissimo Henry Beyle che si presenta in una mostra alla libreria Libet di Milano. Il catalogo di questo editore nato quattro anni fa propone piccoli classici «composti con caratteri Garamond monotype» e stampati «su carta Zerkall-Bütten» o su «carta Cotton Fedrigoni», in tirature che vanno dalle 350 alle 500 copie. Si tratta di testi che parlano di libri, di luoghi letterari ed altro, opere inedite o introvabili di autori come Buzzati, Munari, Perec e Flaiano, alcuni accompagnati da acqueforti o fotografie originali. Averle tra le mani è un piacere, che, bisogna dirlo, nessun e-reader potrà uguagliare.

Taglietti Cristina


[tratto dal Corriere della Sera di Domenica 24 Novembre 2014, p. 31]