Joseph_Roth_Il_secondo_amore

Joseph Roth

IL SECONDO AMORE
PREZZO: 5.99
 
PAGINE: 124
 
ISBN: 9788845973772
 
EDITORE: Piccola Biblioteca Adelphi
 
ANNO:2013

 “La fanciulla cui tributai il mio secondo amore abitava fuori città, nei pressi di un bosco dove talvolta andavo a passeggiare - per amore non del bosco ma della ragazza, che, da parte sua, vi si recava spinta solo da un entusiasmo sincero e perfino casto per la natura. Dopo alcuni incontri incominciai a salutarla. E per scoprire se il nostro rapporto sarebbe continuato e cresciuto anche altrove, e perché quel luogo, dopo aver favorito la nostra conoscenza, diventasse altresì una specie di legame tra noi, quando la ragazza era solita recarsi in città la aspettavo sull'unica strada che avrebbe potuto percorrere. Un giorno in cui la strada era deserta la salutai con uno sguardo così devoto e cavandomi il cappello con un inchino così profondo, che già il saluto fu di per sé un omaggio degno di una regina”.
 
Perfetto amalgama di poesia e affabulazione, di ricordi lontani e paesi remoti, le prose del Secondo amore ci trasportano in un mondo magico, popolato di giovani violinisti capaci di far danzare le stelle in cielo, agili ballerini col monocolo, clown lillipuziani e macrocefali, zingari accampati fra il bosco e la palude in una distesa di tende bianche. Ma riaffiora, costante, la Storia, evocata da un Natale di guerra sul bassopiano della Podolia, a due passi dal fronte; dalla presenza dell’imperatore («Lui giace sepolto nella Cripta dei Cappuccini, sotto le rovine della sua corona, fra le quali io – vivo – vado aggirandomi»); dal cordoglio per la miseria austriaca al crollo dell’impero e per il tramonto della patria; dalla nostalgia degli esuli e degli emigrati – una nostalgia che può spezzare il cuore. E a ritmare l’intero libro è l’amore, che nel racconto eponimo si fa pura, toccante bellezza: nel bosco incantato, teatro di incontri pudichi, una risata si alza in volo «come un raro, sconosciuto uccello bianco», mentre i giardini esalano il profumo del glicine «con la fresca veemenza di un dolce vento». Un profumo inebriante oggi come allora.