Sig. Sottosegretario on. Faraone

Avendo ricevuto la sua lettera del 19 novembre 2014 nella mia casella di posta elettronica, al pari di molti altri colleghi dirigenti, docenti e ATA, ho ritenuto opportuno ringraziarla per l’attenzione dimostrata nei confronti del personale e sottoporle, nel contempo, una breve riflessione.
La rassicuro, sì, sarò breve ma non posso evitare di evidenziare la distanza tra i contenuti ottimistici e il tono garbato della sua nota e i sentimenti di sofferenza (e insofferenza) che ormai quotidianamente proviamo, come dirigenti scolastici, entrando nei nostri edifici.
Onorevole Sottosegretario, se il Governo vuole vincere la sfida sulla scuola deve riuscire a colmare questa distanza, altrimenti ogni provvedimento che vorrà adottare incontrerà enormi difficoltà e i milioni di studenti e famiglie che orbitano intorno al pianeta scuola avranno ben modo di rendersene conto.
Non starò a tediarla, illustrando quale percorso dovrebbe essere intrapreso per riuscire in questa operazione; troppo lunga sarebbe la narrazione e spero che qualcuno, nella precedente fase di consultazione, lo abbia fatto adeguatamente. Io no, Onorevole sottosegretario, io non ce l’ho fatta a partecipare alla consultazione: troppo stanco e scoraggiato, al termine delle mie lunghe giornate di lavoro, trascorse nell’indifferenza del mio datore di lavoro, nell’ostilità (frequente) dei docenti più attaccati alle consuetudini, nella conflittualità latente di tante famiglie incapaci di fornire educazione vera ai propri figli.
Due soli elementi le voglio sottoporle prima di concludere:
-       Le molestie burocratiche! Siamo schiacciati da una cappa di procedure e adempimenti che non servono a far funzionare o a migliorare i processi di insegnamento-apprendimento, bensì soltanto a sconvolgere i nostri impegni di lavoro e a far crescere le ansie e le preoccupazioni di chi tiene alla responsabilità ed alla serietà del lavoro istituzionale. A distanza di 14 anni dal suo avvio siamo ancora in attesa di conoscere il volto “buono” e vero dell’autonomia scolastica;
-       Le nostre retribuzioni! Va bene che non ci sono risorse per riconoscere il valore della nostra funzione ma almeno risparmiateci (soprattutto: risparmiatevi) il disonore di decurtare le nostre modeste retribuzioni dirigenziali, nel crescendo di impegni e doveri che ogni giorno subiamo. Ribadisco: risparmiatevi, perché nessuna misura innovatrice
sarà credibile ai nostri occhi se non riuscirete ad evitare lo scandalo del mancato finanziamento del FUN in molte regioni, come sta effettivamente accadendo.
Questo paese ha bisogno urgente di una svolta nella politica scolastica ma il coraggio (che ben venga!) della classe di governo non potrà fare a meno dell’adesione e del senso istituzionale dei dirigenti cui le scuole sono affidate.

Con osservanza, porgo distinti saluti

                                                Giovanni Lorenzini

Dirigente Scolastico I.C. “Marco Polo” di Torricella in Sabina (Rieti)