Il limite alle pensioni, previsto dal comma 707 della legge di stabilità 2015, sarà applicato, non solo ai trattamenti pensionistici decorrenti dal 1° gennaio 2015, ma a tutti gli assegni, anche quelli già liquidati alla data di entrata in vigore della norma.

 In base a tale novella sarà riliquidato il trattamento pensionistico con decorrenza 1° gennaio 2015.

Destinatari saranno tutti coloro che sono andati in pensione negli anni 2012 – 2013 - 2014 e che possiedono un’anzianità contributiva al 31.12.1995 pari o superiore a 18 anni.

Sarà penalizzato soprattutto chi, alla data del 31.12.2011, aveva già maturato il diritto alla pensione di anzianità (con 40 anni di contributi) e ha proseguito l'attività lavorativa.

In sostanza si elimina l’incentivo introdotto dalla riforma Fornero, la cosiddetta quota C per chi ha lavorato anche oltre l’età “ordinaria”.

Per effetto dell'introduzione del sistema contributivo dal 1° gennaio 2012, è previsto un trattamento pensionistico più generoso rispetto a quello calcolato con le vecchie regole del sistema retributivo. Infatti, grazie al sistema contributivo, con riferimento alle anzianità maturate a decorrere dal 1° gennaio 2012, i lavoratori che già avevano un'anzianità contributiva elevata, o avevano già raggiunto i 40 anni di contributi alla fine del 2011, riescono a valorizzare anche gli anni eccedenti, maturando un trattamento superiore a quello che sarebbe stato loro corrisposto con le vecchie regole. Però non si è tenuto conto che la permanenza in servizio ha prodotto contestualmente un considerevole ed immediato risparmio di spesa pensionistica.

Questa nuova normativa, però, secondo molti è a rischio incostituzionalità in quanto ha effetto retroattivo.

I diritti acquisiti ed immutabili, trovano fondamento nell’art. 25, comma 2 della Costituzione, in ragione dell’efficacia della disposizione di legge nel tempo (tempus regit actum), ossia ogni atto va valutato secondo la norma vigente al momento in cui si verifica e dunque investe il principio di irretroattività. Ordinariamente la legge dispone per il futuro. L’abolizione dei diritti acquisiti costituirebbe un pericolosissimo precedente. Nella fattispecie pensionistica, una volta travolto il principio si può ad libitum, a piacere, azzerare qualsiasi diritto. Non può essere che uno si svegli improvvisamente e proponga, ad esempio, un taglio del 50% di tutte le pensioni in essere. La palla ai giudici.

 

Gennaio 2015

                                                                                                                                                                                    Giuliano Coan

                                                                                                                                            Consulente in diritto previdenziale e docente in materia - Autore di studi e pubblicazioni