[tratto dal Corriere della Sera di Sabato 11 Ottobre 2014, p. 43]
 
a cura di Paola Pollo
 
Bisogna rasare i capelli? L’aceto funziona ancora? Tutte le mosse giuste per «salvare» i vostri figli

D i solito, il primo non lo si scorda mai. La reazione di chiunque è quella di urlare con disgusto: «Nooo, il pidocchio nooo!!!». Schifo e incredulità seguono subito dopo. L’orrido animaletto a sei zampe e rostro pungente, capace di succhiare sangue per 20 giorni (i maschi) e 40 (le femmine), è simile a un moscerino, ma il luogo comunque lo associa allo sporco: di qui la reazione, come di fronte a un sordido ratto. Affrontare però con vergogna (e omertà) la lunga, estenuante, solitaria battaglia a quella che è la piaga di tutte le mamme del mondo, è il più grande errore che si possa fare.

Gli americani, che di slogan s’intendono, introducono quasi sempre così l’argomento «pidocchio»: «Non vola, non salta, non nuota, ma soprattutto non discrimina fra teste pulite o sporche, bionde o brune, rasate o folte....». Non c’è quindi nessunissima relazione fra shampoo più o meno frequenti. Anzi. Idem sulla chioma: tagliarla per scongiurare il pericolo è inutile, funziona semmai di più la treccia perché il maledetto «punta» solo al cuoio capelluto, del capello non gli importa nulla, se non per «incollare» le sue piccole uova (lendini) bianche che si schiudono in sette/dieci giorni. Quindi: o ci si rapa, o meglio rassegnarsi alla pettinessa, il pettine a denti fitti che serve a staccare le uova, operazione assolutamente necessaria, e a far urlare i pargoli (ma con un po’ di aceto caldo e balsamo, l’operazione è meno dolorosa). Questo però dopo il «trattamento» ‘ che è il nome in codice dello spidocchiamento ‘ a base di prodotti specifici: antiparassitari naturali (che li uccidono per soffocamento) e non (piretrina, piretroidi, malatione, dimeticone, antibiotico che li sterminano per avvelenamento) ma che, per esempio, nel Nord America (dove ogni anno si perdono 24 milioni di giorni di scuola per le pediculosi) non servono più per via della new generation dei super pidocchi, contro i quali (per ora) è stato messo a punto un marchingegno ad aria calda (a più 60 gradi oppure nel freezer, quelli muoiono). Oggi in Italia oltre 1 milione e 800 mila persone, di cui il 70 % bambini (1 su 4 della popolazione infantile) ha una pediculosi l’anno (se va bene). Il record «mondiale» spetta a Bordeaux che un paio di anni fa arrivò al dato del 49 % della popolazione colpita contro (primato contrario) il 3,7 %, in fase endemica, della Nigeria. Una curiosità: nelle popolazioni di colore le infestazioni sono molto più rare. In Australia la pediculosi è risultata addirittura terza come frequenza, subito dopo diarrea e congiuntivite.

Tornando in Italia, sono così più di 500.000 le famiglie coinvolte ogni anno, con un costo esagerato. Un trattamento arriva anche a 25 euro, più il richiamo dopo una settimana: se i figli sono 2 o 3 ‘ e lo stipendio è uno e basico ‘ la spesa c’è chi non può sostenerla. Non spetta più alle scuole la disinfestazione e la cura: a Vibo Valentia i genitori, allo stremo, hanno tenuto a casa i figli per protesta.

A Milano, in questi giorni, più di una farmacia ha dedicato la vetrina al «come ti stermino» il parassita. Scuole pubbliche e private non fanno che diramare bollettini allarmanti e allarmati, pregando e consigliando di controllare i propri figli. Per fortuna, la scuola finisce a giugno. Salvo poi ritrovarsi al mare, in una ridente cittadina ligure, e notare il pargolo grattarsi la testa come-solo-quando-sai-che-sono-loro (forte, dietro le orecchie e sulla nuca) e correre in farmacia: «Ma signora, non sa che la spiaggia è infestata’». No, non lo sapevo. E neppure (sapevo) che il maledetto infestava già a suo tempo gli estinti Tyrannosaurus Rex e Velociraptor. E che la sua capacità di adattamento è la più incredibile mai studiata. Aiuto. Qualcuno deve fare qualcosa.