[tratto dal Corriere della Sera di Martedì 18 Novembre 2014, p. 25]
 
a cura di Elena Tebano

 

Le ambizioni in ufficio mascherano la fatica

Cosa succede se ignoriamo i segnali del corpo

Psichiatra : Il successo è anche una trappola: distrae dai segnali di stress

Cardiologa: È come inciampare: capiamo di correre grazie a un passo falso

Quando ancora gareggiava, Umberto Pelizzari ha stabilito un record per ogni disciplina dell’apnea. Sarà per questo che ora non ha dubbi: «Senza il desiderio di superare i limiti, saremmo ancora a saltare da un albero all’altro». Tutt’altra risposta ha dato domenica Lilli Gruber, intervistata a Che tempo che fa , su Rai3: «Sto molto bene, ho solo abusato un po’ troppo della mia forza fisica, noi che amiamo il nostro lavoro amiamo strafare, noi donne super woman... poi superiamo i nostri limiti», ha spiegato con un sorriso a Fabio Fazio che le chiedeva della sua salute, dopo il malore che l’ha tenuta lontana dallo schermo per alcune settimane. «È stata anche una bella lezione: ogni tanto bisogna darsi un po’ di tregua».

Colpisce che l’ammissione esca dalla sua bocca: una professionista tostissima, che tanti traguardi (e limiti) ha superato nella sua carriera. Ci hanno cresciuti con l’idea che «volere e potere», che se la mente si pone il giusto obiettivo, il corpo non può che seguire, che comunque per fare carriera bisogna saper funzionare sotto pressione. E se non fosse così?

A volte qualcosa fa cilecca, il corpo si ribella e fa arrivare la sua «lezione»: «È come inciampare: ci accorgiamo che corriamo solo quando facciamo un passo falso - dice Lidia Rota Vender, responsabile del Centro di prevenzione cardiovascolare dell’istituto milanese Humanitas - . Invece è fondamentale ascoltare i segnali di stress: il sonno disturbato, la tendenza a scattare su cose banali, i disturbi dell’appetito. Se non siamo noi a prenderci una tregua è il corpo che ci costringe a farlo, ammalandosi».

Le donne sono quelle che sanno farlo peggio: «Hanno una maggiore capacità di tolleranza allo stress ripetuto, perché sono allenate al multitasking e a gestire diversi fronti: lavoro, famiglia, impegni ‘ conferma Rota Vender ‘. Finiscono così per avere una soglia più alta, una resistenza che poi le tradisce: il crollo arriva all’improvviso».

 L’illusione peggiore è proprio il successo: «Può diventare una trappola - avverte Luigi Grassi, professore di Psichiatria all’università di Ferrara - : spinge a voler raggiungere obiettivi in maniera eccessiva e a non accorgersi che si sta toccando la soglia ultima». La scalata diventa una vertigine infinita: un susseguirsi senza freni di cose, attività, esperienze. A volte anche la forma fisica diventa ossessione di prestazione. Come se coccolarsi, o prendersi cura di se stessi fosse una forma di debolezza.

Invece è la radice di ogni genuino superare se stessi: «La costanza e la determinazione nel raggiungere nuovi obiettivi funzionano solo se si tiene conto dei propri bisogni, se attecchiscono nella vita emotiva e nel piacere», avverte Claudio Mencacci, psichiatra e direttore del dipartimento di Neuroscienze al Fatebenefratelli di Milano. Il sacrifico, da solo, non porta da nessuna parte. È anche il segreto del campione Pelizzari: «Tutti pensano che per l’apnea le qualità fisiche più importanti siano i muscoli o i litri di capacità polmonare. Invece è conoscere il proprio corpo e riconoscere i suoi segnali : quando puoi andare avanti e quando no