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Categoria principale: Documentazione
Categoria: Riflessioni sulla normativa

Il Disegno di Legge di riforma dell’Istruzione sembra finalmente riconoscere, almeno nella dichiarazione iniziale dell’articolo 7, la centralità del ruolo del dirigente, che ha la responsabilità di organizzare e guidare un’istituzione molto complessa verso obiettivi condivisi dalla comunità della scuola che dirige.

Per fare questo in modo efficace e poi rispondere dei risultati conseguiti, il dirigente deve avere a disposizione risorse certe e leve gestionali adeguate. Dunque è molto opportuno  creare le condizioni affinché la scuola possa avere i docenti che meglio corrispondono alle sue reali necessità, individuati e selezionati mediante criteri esplicitati e chiare motivazioni, piuttosto che  attribuiti secondo il sistema delle graduatorie,che in nessun  modo permette che ci sia la migliore corrispondenza tra le caratteristiche professionali dei docenti e il progetto formativo della scuola, a garanzia di qualità e di efficacia formativa.
Allo stesso modo il dirigente deve poter scegliere il team di sua più stretta collaborazione, ma deve anche disporre di risorse economiche adeguate per valorizzare il merito di ciascuno. Gli attacchi cui assistiamo in questi giorni sulla stampa  sono il tentativo, speriamo fallimentare, di forze sindacali tradizionali, da sempre ostili ad inserire  elementi di valutazione e di controllo all’interno del sistema, di bloccare ancora una volta il processo di cambiamento. E’ necessario invece procedere con decisione in questa direzione anche con la riforma della Pubblica Amministrazione, riconoscendo questa centralità attraverso l’inserimento dei dirigenti della scuola nel ruolo unico della dirigenza dello Stato, perché le nostre competenze e responsabilità sono in molti casi superiori e l’accanimento burocratico sta diventando insostenibile a fronte di una sperequazione retributiva che va risolta.
Certo la dichiarazione del Ministro di qualche giorno fa ai microfoni di Repubblica TV, quando ha affermato che non c’è da temere il rafforzamento della figura dirigenziale, perché poi si prevede che periodicamente il dirigente debba tornare in cattedra, ha una pericolosa superficialità. Se non si trattasse di una svista, visto che di questo nel disegno di legge non c’è traccia, denoterebbe una scarsa conoscenza delle profonde differenze tra una figura professionale, come quella della docenza, e quella dirigenziale che ha competenze e responsabilità completamente diverse. Confusione che non gioverebbe a nessuna delle due.


Licia Cianfriglia

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