[tratto dal Corriere della Sera di Domenica 26 Aprile 2015, p. 24]

a cura di Luca Tobagi

Non scarseggia solo l’occupazione, ma anche il riconoscimento dell’impegno profuso nella propria attività professionale. È quella componente a generare relazioni umane più articolate e profonde di una semplice transazione economica

Caro direttore, oggi non è solo l’occupazione a scarseggiare drammaticamente. Talvolta è anche il lavoro fatto bene, il cui valore è difficile da valutare, ma elevato. È vero, non tutti hanno la fortuna di svolgere un’attività che sia fonte di realizzazione personale, oltre che di sostentamento. Ma non è solo per il compenso che si affrontano compiti impegnativi, a rischio di insuccesso, magari pericolosi. Né per eroismo o solo per la fama. Forse è perché qualcuno meglio di altri comprende il valore di raggiungere un obiettivo, aprire una strada, migliorare realtà dissestate.

Il lavoro mette le persone in relazione tra loro e porsi domande semplici, come quali siano le esigenze di chi trae beneficio dal nostro impegno, può essere un passo nella ricerca di un significato per ciò che facciamo ogni giorno. Come clienti, può capitarci di rimanere delusi da un prodotto acquistato o da un servizio ricevuto. Tale delusione di solito non nasce solo perché si è pagato un prezzo: spesso riguarda il mancato soddisfacimento di un’aspettativa ed è tanto più acuta quanto più percepiamo la distanza o il disinteresse di chi sta «dall’altra parte». L’esecuzione meccanica di un compito può non bastare. E se da un lato è indispensabile che i lavoratori siano trattati con rispetto e compensati in modo equo, dall’altro è necessaria la consapevolezza che le relazioni interpersonali che nascono per ragioni professionali siano più articolate di una mera transazione economica.

Apprezzare il merito degli altri è un passaggio cruciale. Riconoscere che un lavoro ben svolto abbia un valore in sé richiede la capacità e la volontà di farlo. A volte può essere difficile accettare nei fatti talenti e contributi degli altri. Ma se non ci si riesce, è impossibile premiare il merito e alimentare mobilità sociale e cambiamento. Nell’introduzione al suo ultimo libro, pubblicato poco dopo il suo assassinio, mio padre inserì una dedica ai suoi genitori, a un tempo affettuosa e razionale: «... anni dopo, i miti si stemperano nella riscoperta d’una verità antica come la storia dell’uomo: non sono le parole tonanti ma i comportamenti di ogni giorno che modificano le situazioni, danno senso all’impegno sociale: il gradualismo, il riformismo, l’umile passo dopo passo sono l’unica strada [...] Ecco la lezione che le “dure repliche della storia” ripetono ancora una volta. È la lezione che ci venne, giorno dopo giorno, dalla paziente educazione familiare. Ed è del tutto naturale, perciò, che questo libro sia dedicato ai miei genitori, [...], il cui insegnamento è valso e vale più di qualsiasi astratta ideologia».

Un lavoro fatto bene resiste alla prova del tempo. Molti fenomeni di mutamento sociale ed economico si svolgono in tempi lunghi, ma i loro segnali preliminari si possono riconoscere presto e possono darci indicazioni preziose per non finire schiacciati da pressioni difficili da gestire. Ad esempio, già nel 1980 mio padre notava la crescente presenza di pensionati fra gli iscritti di Cgil, Cisl e Uil. I siti di queste tre sigle sindacali indicano che a fine 2013 la percentuale dei loro iscritti «attivi» era del 47,4%, 52,9% e 60,7%, rispettivamente. Nello stesso periodo, l’aspettativa di vita è aumentata di oltre 7 anni per le donne e di oltre 9 per gli uomini. Sono trasformazioni di enorme impatto sulla società, sulle questioni del lavoro, della rappresentanza, degli equilibri politici, della crescita economica e della sostenibilità dello stato sociale, che richiedono interventi organici e tempestivi ancora oggi.
Non mancano i motivi per provare, a volte, una sensazione di affanno, di inseguire la realtà con ritardo, ma gli esempi di chi fa bene il proprio lavoro e di chi lo riconosce e lo valorizza ci aiutano a vincere la sfiducia. Per questo meritano gratitudine.