Roma, 21Ottobre 2015

COMUNICATO STAMPA

 Studio di Tuttoscuola 

Gite scolastiche da abolire o da ripensare?

L’associazione Presidi: si avvii un dibattito nelle scuole per riportarle nell'alveo formativo.

La proposta: inserire nel contratto un compenso di 50 euro l’ora per i docenti accompagnatori, come per i corsi di recupero

 

Si accende il dibattito sulle gite scolastiche. Da abolire o da ripensare? Dopo l’ultimo incidente mortale nel quale è stato coinvolto uno studente in gita a Milano, da più parti si sono levate voci che chiedono di rinunciare a quella che è una delle più antiche e consolidate consuetudini della scuola italiana.

Tra queste, ha colpito – in primo luogo per l’autorevolezza della fonte, cioè il “capo” dei capi d’istituto, in quanto presidente storico della più rappresentativa associazione di dirigenti scolastici, l’ANP (Associazione Nazionale Presidi) – la netta condanna pronunciata nei giorni scorsi da Giorgio Rembado: “I viaggi d’istruzione, a mio avviso, andrebbero aboliti e se i professori non vogliono più accompagnare gli studenti hanno ragione”.

Di tenore un po’ diverso era stata l’opinione del vice presidente dell’ANP Mario Rusconi: “ci sarebbero dei metodi per evitare che le gite nelle scuole secondarie diventino una kermesse liberatoria degli spiriti nascosti degli studenti”, tra i quali “comminare sanzioni adeguate, dall'abbassamento del voto in condotta fino all'espulsione”.

In una lettera inviata oggi a Tuttoscuola, firmata congiuntamente da Giorgio Rembado e Mario Rusconi, i vertici della principale associazione di dirigenti scolastici chiariscono che, prima di pensare all’abolizione, “E' necessario che si avvii un serio dibattito nei collegi dei docenti e nei consigli di istituto, che tenda a riportare nell'alveo formativo queste iniziative, coinvolgendo studenti e genitori”.

Per Rembado e Rusconi “si assiste spesso - specie per i viaggi organizzati dalle scuole superiori - ad una sequela di episodi poco edificanti dal punto di vista civile ed educativo, quando poi non sfociano in tragedia, episodi che depistano i partecipanti dagli obiettivi culturali e li spostano su forme di trasgressione tendenzialmente fuori da ogni limite e da ogni possibile azione di vigilanza da parte dei docenti accompagnatori”.

Da qui la necessità – concludono la missiva indirizzata a Tuttoscuola – di ripensare queste iniziative “che, lasciate a se stesse, potranno solo costituire materia di morbosa attenzione mediatica o, peggio, di artata denigrazione dell'opera educativa della scuola e di chi vi opera con impegno e professionalità”.

Su questo tema la rivista specializzata Tuttoscuola, che dal 1998 pubblica ogni anno l’Annuario dei viaggi di istruzione, con itinerari, idee e regole per scegliere e organizzare le gite fuori classe, presenta sul sito tuttoscuola.com uno speciale sul significato di queste esperienze e lancia l’appello: “Difendiamo le gite scolastiche” e l’hashtag #DifendiamoLeGiteScolastiche

L’intento è di difendere il valore e il significato delle gite scolastiche, di cui si avvalgono due milioni di studenti all’anno con il coinvolgimento dal lato dell’offerta di migliaia di soggetti (enti, musei, aziende turistiche e di edutainment, agenzie di viaggio, etc) con decine di migliaia di addetti e un fatturato stimato in circa 400 milioni di euro all’anno.

Secondo Tuttoscuola “Anche al tempo dei voli e degli spostamenti lowcost, che favoriscono assai più che in passato la mobilità degli studenti a livello individuale, l’esperienza di una classe in viaggio di istruzione (non in gita di piacere, e magari in discoteca) costituisce tuttora un evento memorabile nella vita dei giovani, e può essere ben utilizzata sul piano didattico. Significheranno pur qualcosa, per fare un solo esempio, le centinaia di migliaia di studenti entusiasti, curiosi e interessati, provenienti da tutta Italia e dall’estero, che hanno affollato l’Expo 2015, accompagnati dai loro insegnanti?

Meglio sarebbe a nostro avviso, piuttosto che indulgere a scorciatoie abolizioniste, orientare il dibattito in corso verso l’individuazione di misure che rendano i viaggi di istruzione più sicuri sul piano organizzativo e più efficaci su quello pedagogico”, coinvolgendo “gli studenti, gli insegnanti, i dirigenti scolastici e anche, con particolare attenzione, i genitori”, per non mettere “la parola fine a un’esperienza di vita, e anche di apprendimento, che conserva intatta la sua capacità di restare positivamente impressa nella memoria dei giovani, di essere insomma una parte importante del loro imprinting scolastico, cognitivo ed emotivo”.

Nello speciale Tuttoscuola formula alcune proposte su vari fronti: quello pedagogico-didattico e quello organizzativo e della sicurezza.

“Sul versante pedagogico-didattico – scrive Tuttoscuola – non mancano le buone pratiche, che andrebbero però generalizzate: adeguata motivazione del viaggio proposto, da sottoporre anche al Consiglio di istituto, precisa programmazione dei risultati attesi dal punto di vista didattico sia durante che dopo lo svolgimento del viaggio, coinvolgimento in tale azione di programmazione degli altri docenti membri del Consiglio di classe.

Sul versante organizzativo, che è quello più messo in discussione dai sostenitori della soppressione dei viaggi (tale dovendosi considerare in pratica anche la proposta di ridurli a un solo giorno), si dovrebbe provvedere in varie direzioni. Ne indichiamo alcune:

•          partecipazione di genitori (due o più) al viaggio, a supporto del compito di vigilanza dei docenti;

•          organizzazione di forme di sorveglianza notturna;

•          istituzione di un registro, con relativi standard di sicurezza e controlli, delle imprese di autotrasporto abilitate ad effettuare viaggi di istruzione;

•          accordi con le associazioni degli albergatori per garantire la sicurezza delle strutture che ospitano studenti in viaggio di istruzione;

•          adeguate coperture assicurative”.

Ma la proposta ritenuta da Tuttoscuola imprescindibile è il ripristino di un adeguato compenso per i docenti accompagnatori, che ad oggi (quando erogato) è di 17,50 euro lordi all’ora, pari a circa 12 euro netti.

È evidente che per il carico di responsabilità connesse con l’attività di accompagnamento e di vigilanza il compenso non può essere considerato alla pari delle altre attività di non insegnamento (retribuite appunto con 17,50 euro lordi all’ora).

Occorre individuare una nuova tipologia di compenso per attività aggiuntive (accompagnamento alunni in viaggi di istruzione), prevedendo un compenso pari almeno a quanto previsto per i corsi di recupero (50 euro all’ora).

In attesa di attivare il rinnovo del CCNL, potrebbe essere costituito – propone Tuttoscuola - un apposito fondo nazionale.

Con un fondo di 100 milioni si possono compensare due milioni di ore di accompagnamento.

“Sia chiaro – conclude Tuttoscuola – incidenti possono sempre esserci, ma con misure come quelle indicate essi sarebbero contenuti, e certamente quelli che sfortunatamente accadessero in occasione di viaggi di studio si collocherebbero quantitativamente - come peraltro avviene già oggi - al di sotto delle medie statistiche che si registrano nella normale vita di tutti i giorni”.