Roberto_Pasanisi_E_piove 

Roberto Pasanisi

E piove in petto una dolcezza inquieta. Antologia di poesia italiana contemporanea

 

PREZZO: 15.00

PAGINE: 480
 
ISBN: 8889203021
 
EDITORE: Istituto Italiano di Cultura di Napoli

ANNO:2016

 

 Il poeta tra le rovine. Fra ‘civiltà di massa’ e ‘morte dei valori’ una via oltre la modernità.

Più in generale, come già aveva compreso Platone, antesignanamente ponendosi  in una prospettiva di ‘psicologia del profondo’21, i messaggi martellanti e spesso subliminali inviati dal potere occultamente piegano l’individuo agli imperativi del sistema: non è necessario che egli ne segua razionalmente e alla lettera le direttive; è bensì sufficiente che, da un lato, si assuefaccia ai valori del potere, registrandoli inconsapevolmente nel suo Inconscio, abituandosi ad essi e a considerarli normali per quanto deprecabili; che, dall’altro, trovi una giustificazione ideologica al suo agire conforme agli imperativi del capitale. Il cinema e la televisione costituiscono due fra i canali maggiormente privilegiati dal sistema dominante per imporre alle masse la propria ‘visione del mondo’22.
Sensibili sono, in tutto questo, le analogie col Trecento, di cui sembrano ciclicamente riprodursi, sia pure in una prospettiva assai più ampia e complessa, tanto il terremoto ideologico e culturale quanto la progressiva estensione della categoria dell’ ‘economico’23; ma l’alienante drammaticità d’una condizione in cui il valore dell’uomo è legato ai suoi chrémata era già dolorosamente avvertita dalla cultura greca arcaica, da Teognide fino all’Anonimo dell’Athenaíon politeía.
In tutto questo emerge il drammatico straniamento di un’umanità che ha smarrito l’armonia fra ánthropos e physis, che era stato uno dei più profondi insegnamenti lasciati in eredità dal mondo classico alle generazioni a venire, e che è il cuore dell’Umanesimo. L’uomo moderno insomma, per usare una categoria ideologica della cultura greca arcaica, si è macchiato di hybris, valicando con folle ‘tracotanza’ i suoi limiti e sconvolgendo il naturale ordine delle cose, che ora inesorabilmente gli si rivoltano contro, di giorno in giorno più minacciose.
D’altra parte, i ‘valori’ effettivamente rappresentano un elemento irrinunciabile per la sopravvivenza psichica dell’uomo moderno: come dice Joseph Wood Krutch in The Modern Temper, «Tutte le società che hanno oltrepassato il vigore della loro giovinezza rivelano la loro perdita di fede nella vita col non considerare più quei processi fondamentali che come mezzi ad un fine. [...] La volontà subumana di vivere che è interamente sufficiente per l’animale può essere rimpiazzata dalla fede, la fede può essere rimpiazzata dalla filosofia, e la filosofia può attenuarsi finché diventa un puro gioco, come la moderna metafisica»24. In effetti, come dice Luigi Lombardi Satriani, «il conferimento di senso è uno dei nostri bisogni psichici fondamentali. Noi non riusciamo a sopravvivere se non diamo senso al mondo e al nostro agire. La perdita di senso costituisce alienazione in senso radicale, cioè l’esperienza della follia»25.
Il cómpito della letteratura – e segnatamente della poesia – appare dunque, sotto varî aspetti, privilegiato: non solo da un punto di vista razionale, idest critico, ma anche (e staremmo per dire soprattutto) rivoluzionario, ribellisticamente ‘altra’ rispetto al sistema, attingendo essa direttamente all’Inconscio; insomma alla primigenia, violenta purezza dell’istintuale e del biologico. Ne nasce così una creativa dialettica fra letteratura e potere, visto anche che «Ogni cultura è sempre il frutto di un equilibrio tra l’esigenza della norma e l’esigenza della trasgressione»26. Come ha detto Michel Foucault nella sua ormai celebre Storia della follia, «l’essere della letteratura, così come si produce dopo Mallarmé e sino ai nostri giorni, conquista la regione dove, da Freud in poi, avviene l’esperienza della follia»27.  E se è vero, com’è vero, che «La poesia è l’arma con cui la ragione ascolta organizza ed esprime, nel tentativo di contrapporsi alla morte del sentire, alla follia che appunto sempre la insidia»28, l’artista deve dunque venire ad inscrivere la sua azione sotto il segno d’un paradosso, d’una tragica ma fattiva antinomia: «essere contestualmente elemento del sistema» (così da non esserne emarginato, e potere quindi far sentire la propria voce) «e un antagonista del sistema»29 (così da esserne la dinamica ‘coscienza critica’, la sua inarrestabile dialettica interna). Visto anche che, come scrive Horkheimer, «Al culmine del processo di razionalizzazione, la ragione è diventata irrazionale e stupida».
Una volta, «rivoluzionari erano coloro che, dopo aver fatto della teoria magari fondando un giornale, passavano all’azione. Oggi c’è forse necessità di passare dall’azione alla teoria, ossia a una nuova cultura della rivolta contro lo stato di cose: magari facendo, appunto, un giornale»30 od un’antologia di poesia: perché, come ha detto Hugo Friedrich, «La lirica è rimasta comunque, nella sua potenza grandiosa e pur così lieve, una delle libertà e delle audacie con cui la nostra epoca riesce a sfuggire alle catene della funzionalità»31.

Roberto  Pasanisi