Luigi_Terreri_Salto

Luigi Terreri

IL SALTO

 

PREZZO: 10.00

 
EDITORE: Istituto Italiano di Cultura di Napoli

Ci sono volte in cui un autore, attraverso l’utilizzo spregiudicato della fantasia, si dà alla libera creazione di storie, figure e luoghi al fine di esprimere meglio la propria realtà interiore. Simile per alcune suggestioni ai quadri di René Magritte o a certi lavori di Alain Resnais, il racconto di Luigi Terreri ci trascina in effetti un mondo ‘altro’, laddove le connotazioni spaziali e temporali si sfumano al punto da trascinarci in una realtà semi-onirica, in cui le differenze tra presenza e assenza, realtà e pensiero, scompaiono per fondersi in un magma primordiale. Ma poiché è vero che molte volte un contenuto si lascia esprimere meglio da una forma ad esso affine, accade qui sovente che anche il linguaggio e la modalità espressiva utilizzati rigettino volutamente la logica sequenziale e il senso comune, per darsi ad un serrato e autoterapeutico flusso di coscienza ricco di simboli e suggestioni. Il salto ci parla di un viaggio, percorribile da ognuno di noi, che è metafora della scoperta mai conclusa della propria interiorità (come è scritto «guardare sé stessi mentre si sta facendo qualcosa è sempre una cosa molto affascinante…»); della ricerca del senso ultimo delle cose («la morte non era l’ultima parola della vita»); della voglia di raggiungere una pienezza spirituale capace di liberarci dalle catene dell’incredulità e della paura: la paura di scomparire o essere invisibili. Grazie all’ascolto,  agli «stati alternativi della mente», è possibile mutare i propri consueti binari, comprendere che la creazione di qualcosa di nuovo avviene soltanto laddove convivono l’amore e la morte, giungere a una calda  dimensione di autenticità. Ma la «connessione invisibile» tra le cose che non si riesce a percepire con gli occhi, «la pulsione che crea» o meglio «l’eternità creativa in movimento», sembrano essere a portata di mano eppure sparire. I luoghi, le vicende e i personaggi della storia, dai tratti naïf e dalle caratteristiche tipologiche, isolati eppure desiderosi di dialogo, sono da un lato i protagonisti di questa storia surreale e misteriosa, dall’altro le possibili parti del nostro inconscio: nelle poche volte in cui interagiscono essi si lasciano andare a curative anamnesi reciproche, nella convinzione che la nostra interiorità riveli tratti di sapienza e saggezza superiori a quelli raggiunti dalla nostra mente cosciente. Al centro di tutto, ultimo baluardo della bellezza e raccordo con la trascendenza, le salvifiche figure femminili che profetizzano, indirizzano, hanno già compreso, ma anche le figure genitoriali di cui si intravede la fondamentale presenza, ricorrente pur nell’assenza. In questa fantasmagorica narrazione fatta di apparizioni e sparizioni, che ci sovviene a tratti l’aurorale profetizzare nietzscheano, un’importanza centrale è conferita anche alla dimensione del suono che apre al sacro, sia esso presente nei canti celestiali e nelle formule, sia esso assente nel pervasivo silenzio. Anche il distacco dei suoni dalle cose, cui sono associati in maniera arbitraria tramite i nomi, si rivelerà foriero di una decisiva presa di coscienza: «Ad esempio, le parole ‘triste’ o ‘contento’ rappresentano diverse tristezze o contentezze. […] L’associazione del dolore ad una forma, un colore, una temperatura, un suono, una sensazione tattile, aveva determinato la scomparsa della parola ‘dolore’, in una raffigurazione di un altro me stesso».

 

Il senso autentico del racconto di Terreri, già ampiamente annunciato, si rivela in tutta la sua chiarezza allorché la narrazione con il suo ciclico procedere diviene una metanarrazione sull’autore e la sua opera: Il salto non è infatti solo un titolo, ma il testo scritto dal protagonista (l’autore), analisi psicologica ed espressione interiore dei suoi timori e delle sue speranze («Leggi tu stesso ‘Il salto’, è un racconto su di te, e rifletti lentamente, valuta bene, e mentre lo stai facendo entra in una specie di trance.[…] interprete ed interpretato sono la stessa identica cosa; analizzatore ed analizzato si confondono l’un l’altro. Questo è il peggiore degli specchi!»). L’incredulità, mostro insaziabile, si riscatta tramutandosi in speranza e senso di pienezza, in un ascolto attivo, in un rinnovato equilibrio emotivo che si alimenta di nutrimento spirituale, nella consapevolezza che ciò che contamina l’uomo proviene solo dall’interno: «Sentivo il cuore gonfio pulsare, traboccare una forza immensa, incontenibile, eppure calma. E c’era un’assenza completa di vanità, un altro mondo, incorrotto, con la gioia dell’innocenza». Germana Alberti