ANP è convinta che l’alternanza scuola-lavoro debba offrire agli studenti un’opportunità per sviluppare e rafforzare le competenze trasversali (non necessariamente professionalizzanti) e per facilitare il loro orientamento nel percorso di studio e di vita successivo alla scuola secondaria di secondo grado.

Non si tratta di una novità assoluta. Già dal 2005 l’ordinamento scolastico italiano prevede che gli studenti possano utilizzare questo strumento. La Legge 107/2015 lo ha reso obbligatorio, riconoscendone, anche sulla base delle esperienze pregresse, la validità formativa.
Siamo all’inizio del terzo anno di applicazione di questa novità, molto impegnativa sul piano didattico-formativo e quindi altrettanto complessa sul piano organizzativo. Non è quindi strano che qualcosa non funzioni ancora come dovrebbe o addirittura non funzioni. Le scuole – va detto con chiarezza - si sono immediatamente impegnate per garantire ai loro studenti percorsi che fossero di qualità e organicamente integrati con il curricolo di istituto; non si può neanche escludere un certo grado di improvvisazione, forse inevitabile nelle fasi iniziali di vita di un’innovazione così importante. Sul territorio nazionale i risultati non sono omogenei, come era prevedibile: in alcune realtà si rilevano esiti di eccellenza, in altre i risultati sono inficiati da confusione organizzativa e scarsa condivisione.
Non è solo legittimo, ma addirittura utile e meritorio che tutti coloro che sono coinvolti, in primo luogo gli studenti, forniscano il loro contributo, anche sottolineando criticamente e con toni accesi cosa nei percorsi attivati non sta andando come dovrebbe.
Non possiamo non ricordare che tra le scuole da una parte e le aziende e gli enti dall’altra viene sottoscritto un accordo: se una delle parti viene meno ai patti l’altra ha il dovere di interrompere la collaborazione. In questo senso fondamentale è il monitoraggio e la valutazione delle esperienze di alternanza scuola-lavoro, che devono essere tempestive e costanti, come del resto accade per ogni percorso formativo avviato dalla scuola. La Piattaforma di gestione dell’alternanza e la Carta dei diritti e dei doveri degli studenti in alternanza (prevista dalla L. 107/2015), finalmente annunciate dal MIUR come imminenti, potranno contribuire a facilitare il monitoraggio dei percorsi, a supportare le scuole e gli studenti e ad elevare la qualità delle esperienze formative.
Far derivare però dagli esiti fallimentari di alcune esperienze non adeguatamente monitorate il rifiuto di utilizzare un’occasione interessante per la crescita e la formazione degli studenti ricorda tanto la sterile litania dei laudatores temporis acti che alle innovazioni hanno sempre opposto e continuano ad opporre un buon tempo antico tanto edenico, quanto regressivo.
Fanno bene gli studenti insoddisfatti dalla qualità dei percorsi a dichiarare la propria insoddisfazione e ad esprimere le loro critiche, fanno bene gli adulti che li ascoltano senza perdere di vista l’obiettivo: lavorare tutti per garantire un’opportunità preziosa per i nostri studenti. È il nostro dovere di educatori, è nell’interesse dei nostri studenti.