[tratto da La Stampa - Cultura di Sabato 20 Gennaio 2018]

La proposta dei presidi dopo gli abusi al liceo Massimo di Roma Vietati anche i social, gli insegnanti rischiano fino al licenziamento

a cura di Flavia Amabile

Le molestie a scuola vanno condannate senza alcun dubbio. Ma che cosa si fa quando i rapporti tra professori e alunni escono fuori dalla sfera scolastica? Come ci si regola? In questi giorni è in corso all’Aran (l’agenzia che rappresenta gli enti pubblici nella contrattazione collettiva) la trattativa per il rinnovo del contratto dei docenti. Una delle ipotesi circolate negli incontri della settimana scorsa riguarda proprio la necessità di dare regole sull’uso delle chat e dei social nei rapporti tra studenti e insegnanti. Secondo l’Aran, devono essere introdotti divieti veri e propri, con pesanti sanzioni disciplinari per chi non li rispetta. Una possibilità che ha scatenato le proteste delle organizzazioni sindacali ma che invece incontra il favore del mondo dei presidi. 

Mario Rusconi, presidente dell’Associazione nazionale presidi del Lazio, ad esempio, chiede l’introduzione di «un codice deontologico» spiegando di non riferirsi a un documento che «deve surrogare le regole nei numerosi codici» ma di pensare a un documento che delinei «i parametri organizzativi della governance» e «le direttrici etico-professionali» che si intende seguire nella scuola unite all’adozione di un «trasparente sistema di valutazione del contesto scolastico». Il dibattito a questo punto è aperto. La ministra dell’Istruzione Valeria Fedeli ha avvertito che «chi viene giudicato colpevole, dopo il procedimento disciplinare, sarà comunque licenziato». Una norma in questo senso dovrebbe essere inserita nel nuovo contratto per la scuola. 

Ma il primo a esprimere dubbi di fronte a una condanna immediata è il ministro della Giustizia Andrea Orlando. La sua è una «perplessità sotto il profilo costituzionale» sulla possibilità di licenziare i professori accusati di molestie, «almeno in assenza di una condanna di primo grado». Quello delle molestie, ha spiegato, «è un reato particolarmente infamante che se non fosse fondato segnerebbe una persona per tutta la vita. Cautela chiede anche Maddalena Gissi, segretaria generale della Cisl scuola: «Centinaia di migliaia di insegnanti ogni giorno svolgono con competenza, serietà, generosità e passione il proprio lavoro: sono loro per primi a non tollerare comportamenti incompatibili con il compito di istruire ed educare le giovani generazioni. Per atti che comunque rappresentano rare eccezioni non ci può essere tolleranza né indulgenza». Tuttavia, severità e prudenza dovrebbero procedere di pari passo visto che «non sono mancati purtroppo casi di linciaggio mediatico rivelatisi poi privi di alcun fondamento». 

In ogni caso, per la sindacalista, affrontare il tema delle sanzioni disciplinari nel contratto «significa definire un quadro di garanzie per tutti». Contrario, invece, a un codice etico si dice Francesco Sinopoli della Flc-Cgil perché «si interviene dall’alto nel punto più delicato della didattica che lega ogni docente ai suoi studenti: il rapporto umano e professionale che richiede la fiducia, la credibilità e la responsabilità. Nessuno può dire come dev’essere, quali limiti debba avere, con quale vocabolario e con quale sintassi si debba parlare. Esiste già un’etica, una deontologia, che derivano dalla prassi quotidiana dell’insegnamento. Poi, se emergono casi estremi, ci pensa il Codice penale. E da questo punto di vista, sostengo da tempo che gli studenti debbano anche imparare il coraggio di denunciare atti contrari al rispetto della loro persona, prima ancora del Codice».