In questi ultimi mesi, in particolare durante questa scomposta campagna elettorale per le scelte regionali e nazionali, un tema più degli altri serpeggia nei discorsi e nei dibattiti dei politici - e non solo - del nostro Paese.

Il riferimento è alla pericolosità degli immigrati (che, ad ondate, arrivano con ogni mezzo sulle nostre coste) e spesso coinvolge anche persone inserite legalmente nella nostra società.

A questo profluvio di parole, che vedono posizioni contrapposte talvolta in modo violento ed aggressivo, con accuse da entrambe "le parti in causa", si aggiunge un’altra "querelle", questa ancora più antica e tradizionale: la presunta insensibilità dei giovani verso gli aspetti dolenti della società contemporanea ,quasi fossero tutti i giovani  immersi in un’atmosfera di edonismo ubriacante.

Ebbene, negli ultimi giorni ho assistito a due episodi che non paia retorico definire di straordinaria umanità.

Un anziano barbone, naturalmente malmesso e triste, seduto per terra nei pressi del Foro di Traiano a Roma. Sullo sfondo l'immensità artistica  della Colonna Traiana: sontuosa, mirabile, lontana da ogni miserevolezza umana.

Il contrasto, particolarmente significativo, acuiva il senso di misera solitudine e di triste stanchezza del barbone coinvolto in un panorama storico-ambientale ammirato in tutto il mondo nel quale si trovava casualmente come piccola figura fuori luogo.

Il barbone tendeva la mano ai molti passanti,per lo più distratti.

Tranne ad un giovane che definiremmo "nero": alto, magro, con jeans un po’ stracciati e nelle mani alcuni oggetti da vendere ai turisti.

Ebbene il giovane si accorge del barbone che sta mendicando, si avvicina e fa per porgergli una moneta. L’anziano vede il gesto e,con gentile fermezza, sorridendo, rifiuta con un atteggiamento intriso di gentile gratitudine. Il giovane restituisce il sorriso e ritrae la mano allontanandosi.

Altro episodio alla Stazione Termini di Roma.

Una giovane donna, triste e dimessa, con un piccolo in braccio che sta allattando, seduta su di un gradino a chiedere l’elemosina.

Nell'indifferenza di tutti tranne che di un giovane nero che si avvicina e le porge del denaro, che viene accettato con gratitudine.

In entrambi i casi descritti siamo di fronte ad episodi ricchi di umanità che dovrebbero servirci a far capire e diffondere l'importanza dell'esempio virtuoso per la formazione umana e civile dei nostri giovani che hanno bisogno di figure di alto profilo morale e, aggiungiamo noi della scuola, professionale.

Di fronte ad una sempre maggiore difficoltà della famiglia nell'affrontare la sfida educativa del nostro tempo, un compito sempre più incombente sulla scuola sta diventando la sua trasformazione, lenta ma progressiva, in primaria agenzia educativa. Saremo capaci, tra le nostre mille difficoltà ad assumerci questo pesantissimo ruolo?

Quali istituzioni ci verranno in soccorso nell'affrontare temi, argomenti, situazioni alle quali la nostra preparazione universitaria non ci ha adeguatamente preparati, talvolta solo con riferimenti vaghi e improduttivi?

Tra le numerose tematiche che agitano il mondo della scuola, molte di importanza particolare (penso alla valutazione, agli stipendi, alla sicurezza...) una riflessione incisiva e non retorica sulla formazione morale e civile dei nostri giovani potrà avere la fortuna di far capolino in qualche discorso/promessa elettorale?

 
Febbraio 2018