Con un tempismo di cui è difficile non sospettare, è stata siglata – a venti giorni dalle elezioni politiche del 4 marzo e dopo oltre dieci anni di stallo – l’ipotesi di contratto per il personale della scuola. L’ultima volta che si è cercato di utilizzare un’intesa sindacale per ri-orientare in extremis gli umori dell’elettorato non è andata molto bene: si trattava di quella che l’Anp ha definito l’intesa della vergogna del 30 novembre 2016. Vedremo come andrà questa volta.

Di quell’intesa, ad ogni modo, questo accordo è figlio legittimo, nel senso che ne eredita gli aspetti più marcati e soprattutto la filosofia anti-legge 107. Nelle quasi 180 pagine, molte questioni di rilievo non vengono ancora risolte e sono rinviate a sessioni ulteriori: ma quelle relative alla demolizione dell’impianto legislativo e alla riaffermazione del primato contrattuale sono tutte presenti e puntigliosamente sottolineate.

Fra le prime, l’ennesimo rinvio del codice disciplinare, che sarebbe risibile se non fosse vergognoso. Non occorre avere una memoria da elefante per ricordare che il primo di tali rinvii risale addirittura al 1994 (“fino al riordinamento degli organi collegiali ...” – campa cavallo!). E da allora, puntualmente, ad ogni rinnovo di contratto, la materia è stata rinviata. Questa volta è stato fissato un termine (luglio 2018): vedremo se sarà rispettato. Eppure, sul punto che questa materia dovesse essere regolata dal primo contratto utile, c’era una norma imperativa di legge: che, in quanto tale, sfuggiva alla riscrittura della gerarchia delle fonti, voluta dall’intesa del 30 novembre 2016. Il nodo è ben conosciuto: attraverso il rinvio del codice si punta a tenere in scacco il potere disciplinare del Dirigente, che – quando si avventura al di là della censura – può continuare ad essere oggetto di contenzioso. Nel frattempo, una piccola perla: con lo strumento del CCNL si provvede ad aggiungere qualche comma all’art. 498 del DLgs. 297/94. Vogliamo mica fare gli schizzinosi ...

Fra le seconde, il saccheggio del fondo per la premialità (cosiddetto “bonus”): una parte del quale entra nel FIS ed è distribuito a pioggia a tutto il personale, compresi i supplenti annuali. Il resto dovrebbe diventare oggetto di contrattazione d’istituto. Con buona pace del merito e della legge.Sui contenuti e sui limiti di questa contrattazione, del resto, è già lite fra i firmatari del CCNL a poche ore dall’accordo. Figuriamoci quando si tratterà di applicarlo.

Fra le molestie sindacali, sono da annoverare l’istituto del confronto, che allunga i tempi dell’informativa, e la perla dell’osservatorio sugli atti unilaterali, concepito per intimidire i dirigenti e dissuaderli dal far ricorso ad uno strumento che aveva risolto in passato tante trattative incagliate su richieste non ricevibili.

Fra le semplici sciocchezze va catalogata la definizione di “comunità educante”, la quale dice cose scontate, ma pomposamente introduce un nuovo soggetto di diritti e doveri del quale fanno parte anche persone terze, di cui – ovviamente – non è stato acquisito il parere. Che si tratti dei genitori fa parte delle ovvietà; ma che si pensi di poter regolare per contratto anche interessi di soggetti che non ne sono rappresentati è una prova aggiuntiva della convinzione di poter occupare qualunque spazio della società civile senza render conto.

L’analisi di un testo così complesso – e di tutte le questioni che esso rinvia a sequenze successive – richiederà tempo. Nel frattempo, non sarà priva di peso un’osservazione: l’ipotesi, per il momento, è stata firmata solo da FLCGIL, CISL e UIL. Non da SNALS e GILDA UNAMS. In sostanza – e tanto per ribadire la filiazione diretta rispetto all’intesa del 30 novembre – solo da chi ha firmato quell’intesa. Che continua a cantarsela e suonarsela, senza remore particolari rispetto agli altri soggetti sociali che non si allineano. L’importante è avere un interlocutore politico debole e reso timoroso dall’imminenza delle urne, di cui si possa strappare la firma sotto qualunque intesa, nella speranza della pace sociale.

Quanto costa al Paese “questa” pace sociale? E chi ne sopporta le conseguenze? Quante generazioni di studenti dovranno essere defraudate anche della speranza di miglioramento del sistema, per garantire alla bulimia delle OO.SS. gli spazi di cui hanno bisogno per la propria sopravvivenza? Si è sempre attenti, a parole,a non far crescere gli obblighi di servizio e l'impegno professionale: ma si accetta, anzi si pretende, l'aumento delle relazioni sindacali, che si dilatano all'infinito. Anche questi sono tempi ed energie sottratti al dirigente ed alle sue responsabilità istituzionali. Quando si pensa che chi ha voluto quelle clausole fino a ieri diceva di battersi contro le molestie burocratiche ...

Sull’ipotesi di CCNL siglata in data 8 febbraio 2018 abbiamo già espresso un primo parere all’indomani della firma. Riteniamo utile ribadire che si tratta solo di un’ipotesi di contratto!
Le previsioni ivi contenute sono prive di efficacia e, quindi, improduttive di effetti giuridici fino alla sottoscrizione definitiva del CCNL che avverrà solo al termine di un complesso iter procedurale di controllo e alla conseguente pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. L’ANP ricorda che i contratti integrativi d’istituto già eventualmente sottoscritti sono pienamente efficaci e che, qualora la trattativa sia ancora in corso, devono essere applicate le regole al momento vigenti secondo il noto principio tempus regit actum. 
Ciò vale anche per tutte le altre fattispecie contrattuali (ferie, permessi e quant’altro) che continuano ad essere disciplinate dal vecchio CCNL come novellato da interventi legislativi sopraggiunti. In altre parole, fino alla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del testo del contratto, nulla di nuovo sotto il sole! 
L’ANP si impegna a fornire ai colleghi iscritti schede informative ed esplicative delle nuove regole, modelli utilizzabili e personalizzabili, nonché specifiche attività di formazione nei territori.