Come ogni anno in questo periodo quello delle gite scolastiche è un tema ricorrente. Se a livello nazionale i ragazzi che quest’anno vanno in gita sono il 42%, il dato del Lazio è nella media con il 47%, anche se una flessione considerevole si registra per le scuole superiori di circa un 20% negli ultimi cinque anni sia a livello nazionale che regionale. Questo dato negativo sorprende maggiormente se si considerano le ragioni da cui scaturisce. E’ quanto dichiara Mario Rusconi, presidente dell’Anp-Lazio, che aggiunge: “Sono sempre di meno gli insegnanti delle scuole superiori disponibili ad accompagnare i propri studenti perché in questi ultimi anni è in aumento il trend dell’esuberanza dei ragazzi. Inoltre il loro è puro spirito di servizio non remunerato se non per le ore da contratto, bloccato ormai da più di sei anni ed ora rivisto con un aumento di ottanta euro se approvato dalla corte dei conti. Un atteggiamento quello del Miur che con una riforma iniqua non premia i docenti ma li considera pastori di greggi ronzanti. Ad aggravare la situazione si aggiunge la fatica di fare da guida durante il giorno e le sentinelle di notte. Proprio in quei momenti in cui i ragazzi pensano di essere liberi e di poter fare tutto ciò che vogliono”. Inoltre continua Rusconi: “I ragazzi delle scuole superiori hanno maggiore autonomia durante tutto l’anno e sono pronti a sacrificare il viaggio con i compagni di classe per fare gite e vacanze con pochi amici in periodi non scolastici. Se però la gita scolastica è fortemente improntata a carattere culturale e ben strutturata con le diverse discipline di studio, allora l’interesse degli studenti per questo tipo di viaggi aumenta. Anche se soprattutto in questi momenti in cui la crisi economica morde ancora un viaggio d’istruzione che oscilla tra i quattrocento e i cinquecento euro non è poi proprio alla portata di tutti, diventando questo un ulteriore motivo di arrendevolezza”. Infine conclude Rusconi: “ciò che in questi ultimi periodi sta molto prendendo piede sono gli stage all’estero, come ad esempio quello di Imun, in cui il livello formativo è molto elevato anche se particolarmente costosi e là dove le famiglie possono permetterselo magari facendo sacrifici, preferiscono investire a scapito delle gite fatte con la scuola”.