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Categoria principale: Riceviamo e volentieri pubblichiamo
Categoria: Informatica

E’ di queste ultime ore la notizia, da parte della ministra Cecile Kyenge, che il governo stia studiando” nuovi strumenti legislativi per prevenire e reprimere l’istigazione all’odio razziale anche su internet e i social network”. L’ipotesi è ripresa da un discorso tenuto, qualche giorno fa, dalla presidente della Camera Laura Boldrini. L’idea è di poter regolare l’uso e l’abuso di social network attraverso sanzioni e limitazioni d’uso di questi media. La Kyenge intervenendo alla presentazione del rapporto sugli indici d’integrazione degli immigrati in Italia presentato al Cnel, ha spiegato che l’istigazione all’odio sta proprio aumentando con l’aumentare dell’uso d’internet e che quindi occorre sbarazzare il campo da paure e pregiudizi con la diffusione di una nuova cultura. Purtroppo però limitare e sanzionare l’uso d’internet passa attraverso la negazione della libertà dell’anonimato, principio cardine su cui si fonda la rete. Così se il popolo della rete è in fermento chiedendo a vario titolo su twitter e facebook notizie e spiegazioni, su ciò che la stessa Boldrini aveva escluso, come la  censura d’internet e del suo universo mondo, sorge una domanda spontanea: in che modo la società Italiana ed in particolare la scuola Italiana prepara le nuove generazioni - i nativi digitali (circa otto milioni di studenti) - ad un a sana cultura della sicurezza informatica. In che modo la scuola riesce ad intercettare i fabbisogni degli studenti coinvolgendoli in programmi di studio sull’uso sano e consapevole di internet? Insegnare a studenti genitori e famiglie opportunità e rischi dell’utilizzo della rete, coinvolgendoli in progetti di conoscenza ed approfondimento sulle diverse tematiche e problematiche dei nuovi media, ridurrebbe certamente quel digital divide oggi esistente fra queste diverse generazioni, rendendole certamente più coscienti nel loro utilizzo. Coinvolgere da subito, le diverse generazioni, in un uso più appropriato di questa tecnologia di cui spesso si abusa in vario modo, ridurrebbe certamente nel tempo rischi e smodatezze. Una soluzione  potrebbe essere quella che a partire dall’imminente nuovo anno scolastico (2013-2014), la scuola si facesse  carico di un nuovo insegnamento: la cultura di Internet e la sua netiquette che oggi in tanti disconoscono. La diffusione di LIM e Classi 2.0 da parte del MIUR alle diverse scuole Italiane potrebbe proprio partire da questo presupposto: la tecnologia a supporto dell’educazione e per l’educazione alla media education.

 

Al presidente Zingaretti e al Sindaco Marino l’invito a valorizzare Provincia Wi-Fi e Digit Roma Free Internet, coinvolgendo le scuole di ogni ordine e grado di Roma e del Lazio, attraverso progetti per la conoscenza e l’ utilizzo sicuro del web e dei social. Gli studenti, utilizzatori attivi e passivi di questa tecnologia, potrebbero essere, insieme a esperti di sicurezze informatiche, insegnanti e tutor per quanti navigano senza pensare e conoscere i pericoli del web. La piazza virtuale potrebbe in questo modo diventare un luogo d’incontro sicuro e controllato fra le diverse generazioni.

 

 

 

                                                               Alfonso Benevento

 

 

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