Davamo ormai per unanimemente acquisito che l’eventuale adattamento, da parte delle scuole, del calendario scolastico determinato dalla Regione Lazio debba essere solo comunicato alla Giunta regionale e che tale comunicazione non sia da intendere ai fini dell’autorizzazione da parte della Giunta stessa.

Qualche dubbio in proposito, però, è sorto leggendo due note della Regione Lazio:

  • la nota prot. 313049 del 28-05-2018 in cui si parla prima di comunicazione alla Regione delle delibere di adattamento assunte dalle scuole, ma poi di accoglimento e di rigetto motivato delle proposte di variazione (sarebbe stato meglio usare il termine adattamento) da parte della Regione;
  • la nota prot. 469922 del 30-07-2018 in cui si elencano le proposte di variazione del calendario scolastico accolte dalla Regione.

È corretto qualificare le delibere di adattamento assunte dalle scuole, assunte ai sensi del D.P.R. 275/1999, come proposte di variazione? E parlare di accoglimento e di rigetto motivato da parte della Regione?

Non si tratta solo e tanto di una questione filologica.

Stiamo parlando dei corretti rapporti tra Stato, Regione e istituzioni scolastiche autonome, come definiti dall’art. 117 della nostra Costituzione (“sono materie di legislazione concorrente [tra Stato e Regioni] quelle relative a: […] istruzione, salva l’autonomia delle istituzioni scolastiche e con esclusione della istruzione e della formazione professionale […]”).

Proviamo allora in estrema sintesi a fare chiarezza.

In materia di calendario scolastico, cosa spetta allo Stato?

  • definire la data di inizio degli esami di Stato conclusivi del secondo ciclo;
  • determinare il calendario delle festività nazionali.

Cosa spetta alla Regione?

  • fissare la data di inizio e di termine delle lezioni (determinare, appunto, stabilire i termini del calendario, per cui ovviamente il termine della fine delle lezioni è vincolato alla data di inizio degli esami di Stato conclusivi del secondo ciclo) ai sensi dell’art. 138 c. 1 lett. d del D. lgs. 112/1998 e nei limiti di quanto previsto dall’art. 74 del D. lgs. 297/1994.

Cosa spetta alle scuole?

  • la possibilità di stabilire adattamenti del calendario in riferimento alle esigenze derivanti dal proprio Piano (triennale) dell’offerta formativa e quindi per migliorare l’attuazione del Piano stesso, nel rispetto delle determinazioni assunte dallo Stato/MIUR e dalla Regione.

Tali adattamenti, come ovvio, devono essere legittimi e rispettare soprattutto i seguenti limiti:

      • svolgimento di almeno 200 giorni di lezione (art. 74 c. 3 del D. lgs. 297/1994);
      • articolazione delle lezioni in almeno 5 giorni settimanali e rispetto del monte ore annuale, pluriennale o di ciclo previsto per le singole discipline ed attività obbligatorie.

Degli adattamenti le scuole devono fornire tempestiva informazione all’utenza.

Le competenze sono, quindi, chiaramente delimitate e attribuite.

Le scuole, adattando il calendario, non fanno altro che esercitare una propria competenza, riferita all’autonomia organizzativa ed esplicitamente prevista dall’art. 5 c. 2 del D.P.R. 275/1999 ( “Gli adattamenti del calendario scolastico sono stabiliti dalle istituzioni scolastiche in relazione alle esigenze derivanti dal Piano dell'offerta formativa nel rispetto delle funzioni in materia di determinazione del calendario scolastico esercitate dalle Regioni a norma dell'articolo 138, comma 1, lettera d) del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112”), proprio perché intimamente strumentale al migliore svolgimento della propria missione.

È di tutta evidenza che questa competenza dovrebbe essere esercitata dalla scuola in stretta collaborazione con gli altri enti interessati a garantire tutti i servizi strettamente collegati a quello scolastico (enti locali per i trasporti, per l’assistenza di alcune categorie di studenti ecc.). Da qui si comprende la richiesta avanzata dalla Regione alle scuole di comunicare eventuali adattamenti.

Si comprende meno invece la pretesa della Regione di accogliere o di rigettare motivatamente le delibere delle scuole, che in questo senso assumerebbero forzatamente la veste di proposte. In questo caso si verifica un’indebita interferenza tra competenze di organi dello Stato diversi: se la Regione avesse diritto di veto sulla decisione della scuola, per di più nel caso in cui questa fosse – ovviamente – assunta in modo corretto, sarebbe messa di fatto in discussione l’autonomia delle istituzioni scolastiche.

Va, pertanto, sottolineato che è onere dell’istituzione scolastica, qualora abbia deliberato di adattare il calendario scolastico come determinato dalla Regione, quello di comunicare gli adattamenti alla Regione stessa, senza che questa possa poi vantare il diritto di autorizzare quanto legittimamente deliberato dalla scuola. La legittimità della delibera assunta dalla scuola, in sintesi, va rilevata nella coerenza e nella correttenza della delibera stessa (rispetto dei limiti di legge) e non nell’accoglimento da parte della Regione. Le responsabilità della delibera non possono, di conseguenza, che onerare la scuola stessa e il dirigente, che della scuola ha la rappresentanza legale.

Banale lapsus calami dell’estensore delle note della Regione o tentativo di esorbitare dalle proprie competenze? L’autonomia delle scuole per alcuni è ancora giovane, nonostante la sua non più verde età…

 Roma, 06/08/2018

                                                                                    Mario Rusconi

                                                                               Presidente ANP Lazio