La problematica scolastica alla necessità di vaccinare i nostri ragazzi è riservata, in particolare, all’ambito medico ed al rapporto tra le istanze sanitarie e l’opportunità politica di intervenire in modo efficace.

Al di là delle opinioni personali dei singoli operatori in merito alla questione, alla scuola compete una valida ed efficace organizzazione per monitorare la soluzione del problema e superare le eventuali difficoltà. È quanto dichiara Mario Rusconi, presidente ANP-Lazio, che aggiunge: “Ciò che è avvenuto nei mesi successivi alla formulazione della legge lascia, infatti, molto a desiderare. In alcune regioni era compito delle scuole raccogliere le certificazioni vaccinali ed inviare le segnalazioni alle ASL e, eventualmente prendere la decisione di non ammissione a scuola di alcune categorie di studenti. E ciò, come comprensibile ha creato molti problemi di organizzazione. In altre regioni, come ad esempio il Lazio, l’Ufficio Scolastico Regionale e la regione avevano concordato l’invio da parte delle ASL alle scuole della documentazione vaccinale o del non rispetto dell’obbligo. Ebbene, in molti casi, alle scuole non è arrivata alcuna segnalazione ed anzi da alcune ASL è stata chiesta alle scuole, di sopperire alle difficoltà regionali. Dimenticando quanto previsto dal protocollo d’intesa USR-Lazio e Regione Lazio, riteniamo che la problematica dell’opportunità o meno dei vaccini dipenda dalla sinergia tra aspetti sanitari ed impostazioni politiche”. Infine conclude Rusconi: “Chiediamo, però, in particolare al Ministero della Salute di non riversare (come in parte già avvenuto) sulle scuole incombenze amministrative che mettono a repentaglio l’efficienza di servizi di segreteria scolastica, già duramente colpiti dalla scarsità del personale e dai fin troppi numerosi impegni che gravano in ogni istituto scolastico”.


Alfonso Benevento
Responsabile comunicazione ANP-Lazio