Cara Socia, caro Socio,

molti colleghi hanno segnalato la necessità di fare chiarezza sulla questione dell’accesso ai dati personali relativi ai compensi individuali percepiti dal personale docente e ATA. Riprendendo quanto abbiamo già pubblicato sul nostro sito in data 30 luglio 2018, possiamo affermare quanto segue.

La posizione dell’ANP in materia è nota da tempo e si basa su principi di diritto consolidati, comprensivi del noto parere espresso il 13 ottobre 2014 dal Garante per la protezione dei dati personali, e recepiti da numerose sentenze pronunciate da vari TAR e dal Consiglio di Stato, anche a seguito dell’entrata in vigore dell’istituto del cosiddetto “accesso civico generalizzato”.

Noi riteniamo che le regole dell’informazione successiva – già codificate nelle clausole di cui all’articolo 6, comma 2, lett. n) ed o) del CCNL 29 novembre 2007, oggi rimpiazzate dall’articolo 22 del più recente CCNL 20 aprile 2018 del comparto istruzione e ricerca – siano chiare e che, lette congiuntamente alle disposizioni legislative di cui agli articoli 22 e seguenti della legge 241/1990 nonché a quelle contenute nel decreto legislativo 196/2003 (recentemente innovato dal Regolamento UE 2016/679), conducano ad una interpretazione univoca: la parte sindacale non ha diritto – fatte salve situazioni molto particolari e della cui sussistenza essa deve fornire specifica indicazione nella motivazione della richiesta – a conoscere il dettaglio dei compensi percepiti dai singoli dipendenti.

In tal senso, peraltro, si era espressa alcuni mesi addietro la Sezione VI del Consiglio di Stato con la sentenza 18 dicembre 2017, n. 5937, avente ad oggetto proprio una vertenza di ambito scolastico.

La più recente sentenza n. 8649 della stessa Sezione VI, invece, ha fatto propria una interpretazione di senso diametralmente opposto e, ribaltando quanto deciso dal TAR, ha ordinato all’Amministrazione scolastica di concedere l’accesso a quei dati in favore dell’organizzazione sindacale ricorrente.
L’ANP, pur nella sua piena fedeltà al basilare principio di civiltà giuridica secondo cui le sentenze non si contestano ma si applicano, non può fare a meno di osservare che:
  1. la sezione giudicante ha adottato un canone interpretativo in netto contrasto con quello, ben consolidato, che la stessa aveva seguito finora;
  2. l’Avvocatura dello Stato non si è costituita e, quindi, non ha difeso l’Amministrazione in quel giudizio davanti al supremo Giudice amministrativo, contrariamente a quanto avvenuto durante il primo giudizio davanti al TAR (vinto dall’Amministrazione);
  3. ogni sentenza fa stato tra le parti e, quindi, non è legittimo estendere la validità della citata pronuncia ad altre situazioni, specie alla luce delle specifiche disposizioni contenute nell’articolo 99 del codice del processo amministrativo, in quanto la funzione nomofilattica è attribuita alle sole sentenze pronunciate dal Consiglio di Stato in Adunanza Plenaria;il procedimento di formazione del fondo di istituto e di erogazione dello stesso al personale in servizio presso ogni istituzione scolastica ha natura squisitamente privatistica e, di conseguenza, risulta ad esso inapplicabile la disciplina (amministrativa) prevista dalla legge 241/1990 e, segnatamente, dal suo articolo 10 come argomentato nella sentenza;
  4. l’ARAN, intervenuta sulla questione con il parere n. 15620 del 14 settembre 2018, ha sottolineato che in capo al dirigente scolastico sussistono solo gli obblighi generali previsti dal nuovo CCNL di comparto.

La nostra posizione, pertanto, resta quella già espressa in innumerevoli occasioni e corroborata da una copiosa giurisprudenza amministrativa: non sussiste alcun diritto “a priori” della parte sindacale a conoscere i dati nominativi relativi ai compensi accessori individuali.

Ad ogni modo, al fine di fugare ogni perplessità sull’argomento, l’ANP inoltrerà al Garante, quanto prima, una circostanziata richiesta di parere.

Colgo l’occasione per augurarti buon lavoro e per inviarti un caro saluto.

Antonello Giannelli

Presidente ANP