In diverse occasioni, purtroppo da anni, alcuni politici nazionali e locali hanno dimostrato di non aver apprezzato in particolar modo le posizioni di ANP relative a problematiche riguardanti la scuola.

Tanto per citarne alcune:il dimensionamento delle scuole, il calendario scolastico, la manutenzione, la documentazione degli edifici, lo stato di salubrità interno ed esterno ... e chi più ne ha, piùne metta!.

Il dispetto che avremmo fatto alla politica riguarderebbe, a parere di alcuni ,un'invasione di un terreno di esclusiva pertinenza politico-partitica.

Orbene, senza ricorrere a citazioni dotte (del tipo aristotelico: L'uomo è un animale politico, vale a dire si interessa, si deve interessare fattivamente dei problemi della propria polis), è opportuno ribadire il carattere politico-culturale di ANP.

Senza scadere nella retorica, possiamo ben definirci "il partito della scuola"!.

Chiariamo. Non abbiamo l'intenzione di presentarci ad elezioni -municipali, comunali, provinciali, nazionali, europee - di alcun tipo.

Né pensiamo di dover fare campagna elettorale per alcuno.

Se, naturalmente, qualche docente o preside o dirigente ANP decidesse, nella propria, indiscutibile libertà civile, di scendere in campo elettorale, lo farebbe con le proprie forze, senza aspettarsi alcun sostegno da parte nostra.

Perché, allora, definirsi il partito della scuola?

Perché riteniamo nostro dovere intervenire su tutte le questioni che abbiano un impatto, più o meno incisivo, sulla formazione dei nostri studenti.

Ed allora richiedere, anzi pretendere, ambienti scolastici puliti, salubri, gradevoli, sicuri non rientra appieno nel nostro diritto/dovere di intervento?

Discutere delle scelte politiche nazionali o locali (sugli esami di maturita', sull'alternanza scuola/lavoro, sull'apertura/chiusura degli istituti scolastici, sul bullismo, sui cumuli di immondizia che devastano i dintorni di molte scuole di molte città...) e del loro impatto sulla formazione rientra legittimamente, a nostro avviso, nella sfera di critica/proposta/integrazione che ci appartiene professionalmente.

Se alcuni politici ritengono che chi rappresenta i cittadini riuniti in aggregazioni professionali, autonome dalla politica, non abbia alcun diritto di intervento, tantomeno di critica, dimostrano di essere pervasi di una concezione nel migliore dei casi elitaria, se non oligarchica, che non appartiene alla modernità, che -non considerando fondamentale la partecipazione e il dibattito intriso di spirito civile-si allontana progressivamente da prospettive di innovazione democratica.

 

Gennaio 2019