Abbiamo ricevuto un interessante messaggio di fine anno scolastico di un Direttore di una scuola paritaria.

Gentilissimi Docenti

Gentilissimo Personale

Carissimi Associati

al termine di quest’anno scolastico, e del mio primo anno come Direttore dell’Istituto, sento il dovere e il piacere di ringraziare tutti coloro che hanno compiuto la loro missione di educatori nel miglior modo possibile e a tutti i livelli. Educare i più piccoli non è prerogativa solo dei Docenti, ma di tutti coloro che svolgono la loro missione all’interno della scuola.Ecco il perché il ringraziamento è per tutti. Per far funzionare bene una scuola non basta che tutti facciano il loro dovere, come gli ingranaggi di un orologio. Ci vuole qualcosa in più.

Cosa rende differente un orologio preso sulle bancarelle del mercatino rionale da un Rolex, da un IWC o da un Breitling? Tutti gli orologi hanno gli stessi ingranaggi, e quindi perché la differenza tra 15,00 e 145.000,00 euro?

Non ci si può fermare solo all’aspetto esteriore, anche perché alcuni degli orologi più costosi risultano, almeno per quanto mi riguarda, sgradevoli alla vista. Bisogna indossare il giusto monocolo dell’esperto e aprire la cassa. Entrando nelle parti più nascoste dell’orologio, in quel mondo, segreto, fatto di piccolissime ruote dentellate che girano in modo così perfetto.Solo allora si può capire la differenza: la scelta del materiale, il lavoro minuzioso, amorevole e tecnico degli artigiani, il controllo da parte dell’esperto... I migliori marchi di orologi di lusso si impegnano, ogni giorno, per portare sul mercato i modelli più performanti e gradevoli.

In ogni caso, al di là di ogni possibile parametro e valutazione, esistono alcuni marchi che, più di altri, rappresentano una garanzia di qualità ed efficienza.

Anche nel mondo della scuola c’è qualcosa che fa la differenza: il modo di concepire la scuola. Se ci fermiamo solo al fatto che sia un impiego, aspettando qualcosa di meglio, anche perché ormai la scuola è considerata terra di nessuno dove chiunque si sente in diritto di dire la sua, lo vivremo solo da insoddisfatti.Quindi, prima di fare danno, è meglio cambiare subito mestiere. Se consideriamo la scuola solo come un luogo dove far vedere al mondo la propria cultura, dove si impartiscono lezioni, si interroga, il tutto abbellito, per modo di dire, da una burocrazia asfissiante, che tristezza.Vivere da frustrati non fa bene a nessuno. Cerca altro. Se invece consideriamola scuola come terra di missione, luogo dove portare la salvezza, così come intendeva San Giovanni Battista de La Salle, dove far conoscere la bellezza del creato e della propria vita, dove l’importante è EDUCARE e non ISTRUIRE, dare le basi per rendere le persone libere, libere di scegliere, libere di crescere, libere di pensare! allora beati coloro che vivono la scuola. Non si è insegnanti solo perché “titolati o abilitati”, ma anche perché lo si vuole ogni giorno, continuamente.

Grazie soprattutto a quest’ultimi, docenti e non, che con passione, con generosità, offrono sé stessi per la crescita degli altri e della propria.

In questo anno di mia permanenza tra di voi mi sono reso conto di chi siete, di cosa volete, di cosa fate e come lo fate.

Un profondo grazie va a chi ha saputo guidare la scuola tenendo la barra del timone in accordo con la bussola, anche in acque difficilissime. Mi riferisco ai due Coordinatori, alla professoressa…e al professore…. Ho ammirato in voi uno spirito di abnegazione e fedeltà all’istituzione raro da trovare in altri Coordinatori che ho conosciuto.

Grazie a tutti i Docenti che hanno saputo andare oltre. Oltre certe frontiere mentali che ci rendono schiavi di noi stessi; oltre l’orario, oltre le mansioni, oltre l’immaginazione proponendo cose nuove. Grazie. Non vi siete fermati alla sola cattedra che spesso usiamo come scudo di difesa per le nostre insicurezze.

Grazie a chi non è Docente formalmente ma è educatore col proprio modo di essere, con quello che sa fare e per il modo in cui lo fa, avendo una cura amorevole nei confronti degli alunni. Come dicevo prima, per educare non serve un prof. davanti al nome, un’abilitazione più o meno comprata, visti i costi dei corsi. Per educare ci vuole la voglia di farlo. Grazie.

 Dopo i ringraziamenti mi voglio soffermare su tutto ciò che si è fatto quest’anno, più che altro per non dimenticare. Oltre l’insegnamento, così detto curricolare, alle gite, ai laboratori… si sono realizzate molte altre attività: la festa dell’Autunno, l’apertura del Giubileo Lasalliano, le colazioni a scuola (Santa Lucia, Carnevale e Pasqua), gli spettacoli di Natale, il Convegno Live La Salle, la settimana bianca, la festa di Carnevale, la presenza degli alunni dell’Università Lasalliana di Philadelphia, i Giochi Lasalliani, la festa di Primavera, il Convegno dei Giovani Lasalliani, la Prima Comunione, la giornata dell’atleta, gli spettacoli teatrali, una bellissima gita di tutta la scuola, la festa di chiusura, la cena di saluto di venerdì scorso…  senza contare le manifestazioni organizzate grazie all’Associazione dei Presidi (Premio Romei, Premio Eni, le prove dell’orchestra e del coro per la manifestazione al Campidoglio…) e altre che sicuramente ho dimenticato di elencare.

A tutto questo c’è da segnalare un occhio particolare alla struttura, per la quale sono stati investiti, e dovranno essere ancora investiti, capitali non indifferenti: i bagni delle scale, il laboratorio di robotica, i cornicioni, l’impianto antintrusione, l’impianto di videosorveglianza, l’impianto d’illuminazione esterno, l’aula magna, la vetrata dell’ingresso, l’impianto audio e luci per le manifestazioni, il televisore all’ingresso (che dopo una partenza strepitosa è andato scemando), una risistemazione della Cappella, l’abbellimento tramite piante, fiori e cartelloni, materiale scolastico e per laboratori… e anche qui l’elenco potrebbe continuare.

Vedendo tutto ciò, sono tante le cose delle quali essere contenti, ma non ci possiamo soffermare solo sulle positività. Bisogna segnalare che ci sono cose, che a mio parere, ancora non vanno, nei vari ambiti scolastici e non. Dovranno cambiare sicuramente ad iniziare da Settembre. Non starò ad elencarle ma una, la più importante di tutte e sulla quale mi sono soffermato durante gli incontri di formazione di questi giorni, è che qui non ho trovato una COMUNITA’ EDUCANTE pronta a sostenersi a vicenda, tranne che per pochi elementi.

Spesso, noi che dobbiamo insegnare agli alunni il rispetto delle regole, siamo stati i primi a infrangerle o a fare i furbetti.

Stavo in questi giorni visionando il registro che ho dove segno le richieste di permessi, dei ritardi o delle assenze. Mi duole dirlo ma nei miei precedenti 4 anni di direttore non ne ho segnati così tanti come quest’anno. Sicuramente tutti veritieri e dovuti, ma a volte certe coincidenze fanno pensare. Mi ricordo le sarete a riflettere, con due miei confratelli della scuola di via Pagano qui a Roma circa 15 anni fa, sul perché gli insegnanti del mattino avevano sempre visite mediche di mattina e gli insegnanti del pomeriggio sempre nelle ore pomeridiane. O che alcune volte certe cose capitavano stranamente di venerdì o lunedì con una certa ripetizione costante.

Come scrivevo molto prima, ho avuto modo di guardare e sentire, e mi sono reso conto che alcuni atteggiamenti rivolti nei confronti di colleghi, di alunni e di genitori, non sono stati corretti. Non si parla male degli altri insegnanti con gli alunni e con i genitori! Non può esistere amicizia tra docenti e genitori! Non ci possono essere contatti esterni, di qualsiasi tipo, tra genitori e docenti! Non esistono docenti di serie A e quelli di serie Z.

Naturalmente la mia riflessione non può fermarsi solo all’esterno ma la devo fare anche su di me.

Come riportato nel documento “Costruire la Comunità”, usato per la formazione e che ho inviato a tutti, alla pagina 9, uno degli strumenti per costruire comunità indicato da La Salle e che i Fratelli hanno utilizzato e forse ora dimenticato, è l’accusa dei difetti: come responsabile principale di tutti voi è bene che inizi io a metterlo in pratica, sperando che altri mi seguano.

Per questo vi chiedo scusa. Chiedo scusa perché la mia presenza, a volte ingombrante, a volte negativa e che ha fatto soffrire qualcuno di voi, spesso silenziosa ed enigmatica, non ha aiutato a creare un clima sereno. Non ha aiutato a creare quella comunità che speravo di trovare. Mi sono reso conto che alcuni non credono fino in fondo nelle mie capacità, giustamente. Forse la fama che mi precedeva non è stata corrisposta.Non starò a cercare giustificazioni perché non ne voglio.

Il 10 aprile il Professore…ha voluto omaggiarmi, durante la manifestazione “Note di merito - Premio Romei” con una bellissima targa con la dicitura “per il proficuo ed appassionato impegno professionale nell’istituzione scolastica”, presentata da un elogio di tutti i miei meriti. Grazie ,ma per ora la targa rimarrà chiusa nella scatola fino al giorno che tornerò a meritarla. Non me ne volere ma è un riconoscimento che in questo momento non merito e che al contrario mi interroga sul mio fallimento ogni qual volta la vedo.

Ma l’accusa dei difetti non può essere solo un elenco di errori e fallimenti ma deve diventare la capacità di assumersi le responsabilità e soprattutto ci deve essere la volontà di correggersi, la volontà di una vera e sincera conversione.

Chiedo scusa a Vittoria per averla lasciata troppe volte da sola davanti a delle problematiche.

Chiedo scusa di tutto, assumendomene le responsabilità pubblicamente, come deve fare chi si trova ai vertici, con la volontà di “conversione”. A causa di varie situazioni istituzionali, personali, comunitarie… francamente mi è balenato anche il pensiero di lasciar stare tutto e sono arrivato più volte a dire “ma chi me lo fa fare”, ma soprattutto “chi me lo ha fatto fare, stavo così bene, tutto filava liscio”. Ma in quest’ultimi giorni ho avuto l’opportunità di ascoltare una persona, una di voi, che con il suo modo di fare, col suo attaccamento a questa scuola, con la voglia di fare, mettendosi in discussione sempre, mi ha ridato la forza e la volontà. Non voglio sembrare mieloso e poetico, non sono né l’uno né l’altro, ma mi ero perso e, ora, grazie a questa persona, mi sono ritrovato. La luce che emanava dagli occhi, mentre mi parlava, mi ha ridato la voglia di fare.

Quindi da settembre tutti ci rimboccheremo le maniche, io per primo, da Direttore e sarò il Direttore anche di quelli che, sicuramente a causa mia o per abitudini sbagliate accumulate negli anni passati, non si sono rivolti direttamente a me trovando varie scorciatoie. Se poi a qualcuno certe scelte, o cambiamenti, non saranno gradite… le porte della scuola sono sempre aperte nei due sensi.

Vi lascio con una lettura estiva in preparazione al nuovo anno scolastico. È una riflessione per tutti noi che si collega al progetto pastorale che ha come tema conduttore il sogno e di cui abbiamo largamente parlato con i docenti della Primaria.

Buona estate a tutti, buon riposo e ricaricate le pile: ci aspetta un anno ricco di novità e di “Grandi cose sono possibili”.

 Che cosa avrei voluto sentirmi dire il primo giorno di scuola dai miei professori o cosa vorrei che mi dicessero se tornassi studente? 

Il racconto delle vacanze? No. Quelle dei miei compa­gni? No. Saprei già tutto. Devi studiare? Sarà difficile? Bisognerà impegnarsi di più? No, no grazie. Lo so. Per questo sto qui, e poi dall’orecchio dei doveri non ci sento. Ditemi qualcosa di diverso, di nuovo, perché io non cominci ad an­noiarmi da subito, ma mi venga alme­no un po’ voglia di cominciarlo, que­st’anno scolastico. Dall’orecchio della passione ci sento benissimo.

Dimostratemi che vale la pena stare qui per un anno intero ad ascoltarvi. Dite­mi per favore che tutto questo c’entra con la vita di tutti i giorni, che mi aiu­terà a capire meglio il mondo e me stes­so, che insomma ne vale la pena di sta­re qua. Dimostratemi, soprattutto con le vostre vite, che lo sforzo che devo fa­re potrebbe riempire la mia vita come riempie la vostra. Avete dedicato studi, sforzi e sogni per insegnarmi la vostra materia, adesso dimostratemi che è tutto vero, che voi siete i mediatori di qualcosa di deside­rabile e indispensabile, che voi possedete e volete regalarmi. Di­mostratemi che perdete il sonno per insegnare quelle cose che – dite – valgono i miei sforzi. Vo­glio guardarli bene i vostri occhi e se non brillano mi annoierò, ve lo dico prima, e farò altro. Non potete mentirmi. Se non ci cre­dete voi, perché dovrei farlo io?

E non mi parlate dei vostri sti­pendi, del sindacato, delle vostre beghe familia­ri e sentimentali, dei vostri falli­menti e delle vostre ossessioni. No. Parlatemi di quanto amate la forza del sole che brucia da 5 mi­liardi di anni e trasforma il suo i­drogeno in luce, vita, energia. Di­temi come accade questo mira­colo che durerà almeno altri 5 miliardi di anni. Ditemi perché la luna mi dà sempre la stessa faccia e insegnatemi a interro­garla come il pastore errante di Leopardi. Ditemi come è possi­bile che la rosa abbia i petali di­sposti secondo una proporzione divina infallibile e perché il cuo­re è un muscolo che batte invo­lontariamente e come fa l’occhio a trasformare la luce in immagi­ni. Ci sono così tante cose in que­sto mondo che non so e che voi potreste spiegarmi, con gli occhi che vi brillano, perché solo lo stu­pore conosce. E ditemi il mistero dell’uomo, di­temi come hanno fatto i Greci a costruire i loro templi che ti sem­bra di essere a colloquio con gli dei, e come hanno fatto i Romani a u­nire bellezza e utilità come nessun al­tro. E ditemi il segreto dell’uomo che crea bellezza e costringe tutti a miglio­rarsi al solo respirarla. Ditemi come ha fatto Leonardo, come ha fatto Dante, come ha fatto Magellano. Ditemi il se­greto di Einstein, di Gaudì e di Mozart. Se lo sapete, ditemelo. Ditemi come faccio a decidere che far­ci della mia vita, se non conosco quel­le degli altri. Ditemi come fare a trova­re la mia storia, se non ho un briciolo di passione per quelle che hanno la­sciato il segno. Ditemi per cosa posso giocarmi la mia vita. Anzi no, non me lo dite, voglio deciderlo io, voi fatemi vedere il ventaglio di possibilità. Aiuta­temi a scovare i miei talenti, le mie pas­sioni e i miei sogni. E ricordatevi che ci riuscirete solo se li avete anche voi i vo­stri sogni, progetti, passioni. Altrimen­ti come farò a credervi? E ricordatemi che la mia vita è una vita irripetibile, fatta per la grandezza, e aiutatemi a non accontentarmi di consumare piccoli piaceri reali e virtuali, che sul momen­to mi soddisfano, ma sotto sotto sotto mi annoiano...

Sfidatemi, mettete alla prova le mie qualità migliori, segnatevele su un registro, oltre a quei voti che poi rimangono sempre gli stessi. Aiutatemi a non illudermi, a non vivere di sogni campati in aria, ma allo stesso tempo insegnatemi a sognare e ad acquisire la pazienza per realizzarli quei sogni, facendoli diventare progetti.

Insegnatemi a ragionare, perché non prenda le mie idee dai luoghi comuni, dal pensiero dominante, dal pensiero non pensato. Aiutatemi a essere libero. Ricordatemi l’unità del sapere e non mi raccontate solo l’unità d’Italia, ma siate uniti voi dello stesso consiglio di classe: non parlate male l’uno dell’altro, vi prego. E ricordatemelo quanto è bello questo Paese, parlatemene, fatemi venire voglia di scoprire tutto quello che nasconde prima ancora di desiderare una vacanza a Miami.

Insegnatemi i luoghi prima dei non luoghi. E per favore, un ultimo favore, tenete ben chiuso il cinismo nel girone dei traditori. Non nascondetemi le battaglie, ma rendetemi forte per poterle affrontare e non avvelenate le mie speranze, prima ancora che io le abbia concepite.

Per questo, un giorno, vi ricorderò.