AI DIRIGENTI SCOLASTICI SOCI  ANP

Cara Socia, caro Socio,

come probabilmente ti è già noto, con le ordinanze 28111/2019 del 31.10.2019 e 30226/2019 del 20.11.2019 la Corte di Cassazione, Sez. Lavoro, ha sostanzialmente confermato quell’orientamento giurisprudenziale (peraltro non univoco) secondo cui i dirigenti scolastici non possono applicare al personale docente ed educativo la sanzione disciplinare della sospensione dal servizio e dallo stipendio sino a dieci giorni ma devono limitarsi alle sole sanzioni dell’avvertimento scritto e della censura.

Dato il peso solitamente attribuito ai pronunciamenti della Cassazione, è facile prevedere un allineamento dei Giudici di merito, anche con riguardo ai giudizi ancora pendenti.

Intendo subito sottolineare con forza che le motivazioni poste a base delle decisioni non sono condivisibili.

A fondamento di tali pronunce, infatti, è posto il principio di “competenza” nell’applicazione delle sanzioni disciplinari. In particolare, la Cassazione sostiene che l’art. 492, comma 2 lett. b) del d.lgs. 297/1994 (T.U. dell’istruzione) preveda la sospensione “fino a un mese” per la violazione dei doveri di cui all’art. 494 quale misura non frazionabile, a priori, sulla base di una valutazione prognostica compiuta dal dirigente scolastico.

Una tale motivazione non tiene conto, però, del fatto che il sistema delineato dall’art. 55 bis del d.lgs. 165/2001, prima e dopo la “riforma Madia”, è basato proprio sulla distinzione di competenza tra ufficio procedimenti disciplinari (UPD) e dirigente della struttura e che da tale distinzione dipende, per scelta dello stesso legislatore, l’applicazione di sanzioni disciplinari diverse sulla base di una valutazione che, in ogni caso, appartiene proprio al dirigente.

In altre parole, ciò che la Corte considera un “paradosso” (cfr. punto 19 della motivazione) non è altro che la inevitabile conseguenza della scelta legislativa di distribuire la competenza del procedimento disciplinare tra UPD e dirigente scolastico e di affidare proprio a quest’ultimo la prima valutazione del fatto, la sua necessaria qualificazione di “gravità” e, nel caso, della competenza a gestirlo.

Pertanto, il fatto che sia prevista, per il personale docente ed educativo, una sospensione in misura unica “fino a un mese” non dovrebbe impedire, similmente ad ogni altro caso di inadempimento disciplinare, che il dirigente possa preliminarmente decidere che la gravità della infrazione meriti una eventuale sospensione non superiore a dieci giorni e che avvii direttamente il procedimento anziché investirne l’UPD.

 Ovviamente, ritengo inaccettabile una simile compressione delle prerogative dirigenziali che, peraltro, discrimina palesemente il personale ATA nei confronti di quello docente ed educativo.

L’ANP non mancherà di far sentire la sua voce in tutte le sedi istituzionali per sollecitare le più opportune modifiche ordinamentali.

 In ogni caso, l’orientamento espresso dalla Cassazione, già applicato anche a fattispecie successive all’entrata in vigore della “riforma Madia” (cfr. sentenza del Trib. Udine, 30/10/2019 n. 125), consiglia di limitarsi, per il momento, ad applicare al personale docente ed educativo solo le sanzioni dell’avvertimento scritto e della censura e di trasmettere all’UPD i relativi atti ogniqualvolta ricorra un comportamento astrattamente sanzionabile con la “sospensione fino ad un mese”.

L’ANP è comunque a tua disposizione per offrire il necessario sostegno nei singoli casi concreti.

 

Sperando di esserti stato utile, ti saluto cordialmente.

 

Antonello Giannelli