Della vicenda mediatica causata dalle espressioni inserite nella presentazione dell'I C Trionfale si sta discutendo, spesso convulsamente, da diversi giorni.
Ritengo, pero', che non siano state messe a fuoco alcune questioni basilari .
La prima. Per dare un'immagine realistica del contesto sociale, in cui un istituto e' immerso, da comunicare all'utenza (genitori,studenti,opinione pubblica) occorrono due condizioni .
Anzitutto la presenza di persone in grado di maneggiare uno strumento delicato come la comunicazione. E qui...casca l'asino!
La scuola italiana, tutta, manca da sempre di un "middle management" professionale funzionale alle necessita' di documentazione interna e di comunicazione esterna. Al solito si ricorre alla buona volonta' di singoli docenti samaritani, in genere disponibili umanamente e, quasi sempre, gratuitamente o remunerati con pochi spiccioli. Si sobbarcano ad un lavoro notevole,spesso non avendo ricevuto una adeguata preparazione in merito.
Poi. Le richieste del RAV (rapporto di autovalutazione) sono eccessivamente intrusive e lo strumento viene pertanto vissuto come l'ennesima forma di "molestia statistica",relativa inoltre a dati quasi tutti gia' in possesso dell'Amministrazione centrale e regionale.
Lontana l'idea (come prospettato da alcuni, il cui luddismo antiautonomistico prevale sul buonsenso) di azzerare ogni rilevazione sull'assetto delle scuole, sulla preparazione degli studenti, sui risultati complessivi dell'azione formativa legati, indissolubilmente, non solo al contesto sociale ma anche ,soprattutto, all' intensita' dell' operativita' didattica dei docenti.
Anzi,a questo proposito, al fine di rendere sempre piu' trasparente e disponibile l'immagine di ogni scuola, da anni mi chiedo come mai sul sito di ogni istituto (rav o non rav) non compaiano i curricoli dei docenti, ben strutturati, chiari, che forniscano elementi di conoscenza a chi iscrive i propri figli.Conoscere la formazione pregressa del docente, il suo iter professionale, le sue opzioni culturali non è forse piu' importante della comunicazione relativa al contesto socioculturale del quartiere dove gia' il genitore abita e di cui ha ovvio sentore?
Si potra' obiettare che, in questo modo, si eserciterebbe una sorta di valutazione sociale dei docenti.
Per evitare percezioni basate su generiche impressioni non sarebbe, dunque, il caso di riesumare la vexata quaestio della valutazione professionale della scuola, dei dirigenti, dei docenti, degli impiegati?
Possibile che gli unici ad essere costantemente valutati siano gli studenti e non i ..valutatori degli studenti?
Ho ben presente che queste ipotesi interessano molto poco i media e, di conseguenza, l'opinione pubblica ma solo con un netto scatto di lungimiranza potremo cercare di uscire dai tormentoni mediatici che tanto soddisfano il Grand Guignol che sembra pervadere  parte consistente del nostro Paese.
 
Gennaio 2020