Considerazioni sull'organizzazione di un Istituto Statale d'Arte e Liceo Artistico a Roma e  relative   proposte di miglioramento.

Miriam Rondinella 

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Le proposte di miglioramento dell’organizzazione scolastica riportate di seguito nascono dalla riflessione sull'esperienza lavorativa presso un Istituto Statale d'Arte e Liceo Artistico a Roma. Nel maggio 2012 vengo contattata telefonicamente dalla segreteria dell'Istituto e mi viene chiesta la disponibilità per una supplenza fino alla fine dell'anno. Prontamente, essendo impegnata in altra supplenza breve, chiedo le necessarie informazioni: mi viene comunicato la tipologia di posto, un abbozzo di orario settimanale ed il giorno e l'ora di convocazione (con l'informale rassicurazione di essere "già in cattedra"). Quanto all'ordine di graduatoria rispetto agli altri aspiranti contestualmente convocati e all'ubicazione dell'ufficio dove si sarebbe svolta la convocazione, nessuna informazione. Attendo fiduciosa il telegramma, che giunge con preavviso di due giorni al posto degli "almeno tre" stabiliti e con la perentorea affermazione "la mancata presentazione equivale a rinuncia" (ma privo dell'indicazione della facoltà di accettare la supplenza via fax) e spero che siano le Poste Italiane e non la segreteria dell'Istituto a non funzionare come dovrebbe.

Il giorno della convocazione raggiungo l'atrio della scuola e, non trovando inspiegabilmente personale ausiliario nel "gabbiotto", cerco inutilmente una mappa della scuola e un organigramma.  Costretta a chiedere informazione a degli studenti (che circolavano numerosissimi nei cortili benché non potesse essere l'ora della ricreazione) raggiungo un edificio adiacente. Qui il personale ausiliario, impegnato a fare colazione e a conversare amabilmente, mi indirizza svogliatamente alla segreteria dove scopro di essere diciassettesima in ordine di convocazione. Nonostante  tutto nessuno si presenta ed assumo entusiasta l'incarico.

Il giorno seguente incontro difficoltà ancora maggiori: in sala professori non ci sono i fogli per firmare la presenza, non ho accesso al registro del professore perché le chiavi del cassetto sono irreperibili, non trovo fisicamente le classi perché dislocate due edifici o trovo la classe ma non gli studenti (ed i relativi registri di classe) perché provenienti dai diversi laboratori in base all'indirizzo. Confidando sulla mia adattabilità e sull'esperienza improvviso la lezione perché le classi riferiscono di non aver svolto che una minima parte di programma a causa delle continue assenze del docente titolare.

A questo punto decido (a causa della difficoltà di comunicazione con gli altri docenti che quasi volutamente mi ignorano) di rivolgermi al coordinatore di classe che identifico con difficoltà (senza organigramma!), il quale si mostra collaborativo ed attento alle mie richieste ma mi consiglia rassegnato di adattarmi alla caotica situazione il prima possibile.

Quando entro finalmente in possesso del registro del professore e del cassetto relativo faccio una scoperta agghiacciante: il registro è pressoché vuoto a partire dal secondo quadrimestre; il programma (qualunque fosse!) non era stato svolto che in minima parte, non vi erano valutazioni orali ed una sola scritta (era il 17 maggio). Il coordinatore di classe mi "consiglia" vivamente (ancora non ho capito se fosse davvero un consiglio o un obbligo) di compilare il registro risalendo alle assenze dai registri di classe (lavoro svolto oltre l'orario con l'aiuto degli studenti) e di fare immediatamente compiti in classe ed interrogazioni. Al termine delle lezioni decido di fermarmi per esaminare i libri di testo  adottati e faccio una scoperta peggiore della prima: molte pagelle del primo quadrimestre sono ancora lì ed i compiti in classe  sono mescolati tra di loro alla rinfusa.

Con pazienza raduno e classifico il tutto ripristinando una apparente normalità.

Nel frattempo si svolgono le prove INVALSI: al termine delle prove una sconosciuta collega mi raggiunge in sala professori (questa volta non ignorandomi volutamente) e mi consegna il fardello affinché io lo corregga.

Chiedo nuovamente aiuto al coordinatore il quale non mi chiarisce affatto se la correzione mi competa, ma mi esorta a fare anche questa esperienza, elogiando la mia disponibilità.

Nonostante tutto continuo a fare il mio lavoro perché se il clima con i colleghi è pessimo sono ampiamente ripagata dagli studenti che si entusiasmano alle lezioni (stanchi forse di non fare nulla da mesi) e si impegnano nelle prove scritte ed orali. Purtroppo non proprio tutti sono entusiasti perché dopo qualche giorno vengo informata da una collega che devo tener conto dei DSA (dislessia) presenti in classe, personalizzare la lezione, consentire loro l'uso del Pc ed evitare la lettura ad alta voce. Prontamente chiedo di poter aver accesso al certificato e mi viene risposto che non sono Dsa certificati ma "vale lo stesso".

Questa volta sono io a decidere di ignorare il buonismo irresponsabile dilagante nell'istituto: non offro alcuna facilitazione ai "furbetti" di fine maggio, non consento che si entri ed esca dalla classe per andare al bar (costume diffusissimo) in barba alla sicurezza e alla mia responsabilità, pretendo che l'insegnante di sostegno resti in classe con i disabili (almeno due per classe) e cerchi di tradurre in mappe concettuali la mia lezione, ove possibile.

Nel frattempo comunico per iscritto la mia disponibilità ad effettuare i corsi di recupero estivi. In tempi rapidissimi correggo due prove scritte, svolgo le interrogazioni (per forza di cose programmate), "infascetto" e consegno i compiti in segreteria in uno scatolone sigillato e controfirmato, pronta per inserire i voti per lo scrutinio nel sistema elettronico. Qui l'ennesimo intoppo: la password assegnatami dalla segreteria non è valida e ci vogliono due giorni per risolvere la situazione.

In sede di scrutinio finale assisto ad una riunione incivile in cui fin da subito aleggia lo spettro del ricorso. Nella faida tra "buonisti" e "giustizialisti" non c'è rispetto per le opinioni e  le scelte del colleghi (mi sento dire che sono la ultima arrivata e pertanto ho fatto valutazioni che non tengono conto delle problematiche di disagio familiare degli alunni, che non mi costerebbe nulla gonfiare il voto - considerando che non avrei più riavuto quella classe essendo precaria - per evitare una bocciatura o consentire una borsa di studio).

Terminata questa avventura, che tuttavia ho rivalutato come altamente formativa (anche se in negativo), vengo ricontattata il due di luglio dal coordinatore che, forse contando sul silenzio-assenso alla mia precedente richiesta scritta, mi convocava per i corsi di recupero estivi che si sarebbero tenuti in istituto il giorno seguente!

 

Il primo punto su cui ritengo sia indispensabile intervenire è il clima della scuola favorendo la collaboratività tra docenti. Se non si lavora in un ambiente sereno si tende ad isolarsi sia sul piano umano che professionale e la mancanza di condivisione genera conflitti (sul piano umano e professionale) che si ripercuotono sull'efficienza scolastica e quindi sulla formazione degli alunni, che dovrebbe invece essere l'obiettivo primario. Quando si assiste, come è capitato a me, ad uno scrutinio finale in cui il clima è tesissimo a causa delle posizioni contrastanti, con docenti in assetto di guerra sui voti, vuoi dire che fin dall'inizio dell'anno il consiglio di classe non ha condiviso obiettivi, strategie didattiche, modalità e strumenti di valutazione.

La conflittualità tra docenti si potrebbe ridurre o eliminare con la scelta ad inizio anno di un  coordinatore di classe che abbia grandi capacità di coordinamento e sappia coinvolgere e motivare ogni docente incentivando la collaborazione ed il lavoro in team.

Quella del coordinatore è da ritenersi la figura più importante della scuola poiché il dirigente scolastico, essendo la figura istituzionale con maggiori compiti e responsabilità, non può occuparsi di tutto; pertanto, per garantire l'efficacia dell'organizzazione, deve saper DELEGARE a collaboratori di fiducia che siano in grado di COORDINARE.

Essendo il punto di riferimento di tutti i docenti il coordinatore deve favorire l'integrazione dei supplenti, saper condurre le fasi di una riunione nel rispetto dei tempi dati, evitando che queste si dilatino a dismisura e che l'obiettivo della riunione venga perso di vista; verificare il corretto svolgimento di quanto concordato in sede di programmazione; informare i nuovi docenti sulle problematicità della classe (es. DSA); ritirare le pagelle etc.

Ritengo che la presenza di un coordinatore valido e responsabile avrebbe potuto risolvere una buona parte delle difficoltà a cui sono andata incontro, ad eccezione dell'inefficienza del servizio di segreteria e del lassismo del personale ausiliario.