COGITO ERGO… PARLIAMONE

L’occupazione e l’autogestione si prevengono e si risolvono con la fiducia e il dialogo tra le componenti della vita scolastica

 

Il giorno 22 ottobre 2013, presso il Liceo Scientifico Statale Isacco Newton, l’Associazione Nazionale Presidi dà vita ad un dibattito sul fenomeno delle occupazioni in Italia dal titolo “La scuola: un bene della comunità – Prevenzione e gestione delle occupazioni studentesche”.

L’obiettivo, ampiamente raggiunto, è stato quello di portare a conoscenza dei rappresentanti delle sedi regionali le esperienze, i dati, le norme e le buone pratiche utili a prevenire e fronteggiare il fenomeno, così da evitare i rischi alla salute degli studenti nonché danni economici (danneggiamenti, inattività) consentendo altresì un aperto e sentito confronto a termine dei lavori.

Antonio Petrolino (Direzione Nazionale ANP), Valerio Vagnoli (Gruppo di Firenze), Mario Rusconi (ANP Roma), Giorgio Rembado (Presidente Nazionale ANP), Giovanna Ardizzone (Redazione Skuola.net) hanno accompagnato i Dirigenti presenti sino a offrire soluzioni concrete, reali, espressione dell’interesse e la grande esperienza sul campo.

In primis, appunto, lavorare ogni giorno per la costruzione di un rapporto di fiducia con gli studenti, ridurre le distante, essere presente negli spazi dell’istituto, trovare punti di connessione divertenti e goliardici sino a poter vantare la stima e la fiducia dei giovanissimi che, un giorno, cercheranno (e troveranno) un interlocutore per i propri disappunti.

Certo è che non è facile convogliare le proprie energie ogni giorno in questa direzione, superando le tensioni morali, le difficoltà quotidiane e la propria sensibilità talvolta ferita dal comportamento degli studenti (perché siamo uomini e donne con emozioni e sentimenti).

Non è nemmeno così facile trovare ogni giorno il tempo per la relazione diretta, dati gli impegni d’Ufficio.

Per questa ragione una nuova organizzazione scolastica che preveda tempi per l’ufficio e tempi per la relazione con gli studenti può essere un passo in più per promuovere il dialogo e il confronto in tempi di crisi dei rapporti’ dove anche due chiacchere con il Preside può costituire una piccola grande opportunità.

Questi guerrieri (questi studenti) vantano diritti, vantano pretese senza fare ragionamenti di sistema, senza entrare nel meccanismo amministrativo o anche disinteressandosi di problematicità evidenti che colpiscono ognuno di noi.

“Andrebbero formati” dicono alcuni; “Sappiamo già tutto” dicono gli studenti… impedendo ogni spiegazione reale in merito ai tagli di spesa, alle difficoltà organizzative, agli errori che talvolta si commettono.

Forse, però, dietro alle occupazioni c’è anche un altro elemento che non è emerso dalla pregevole ricerca presentata da Skuola.net (proprio sulle cause e le aspettative delle occupazioni), vale a dire il desiderio di trovare un adulto forte, integerrimo, quasi sfrontato con lo Stato, la Pubblica Amministrazione, le leggi, i limiti imposti dalle Amministrazioni centrali e periferiche, un adulto che si interessa di loro sopra ogni limite umano e formale; ma un adulto così non sarebbe sicuramente un buon esempio di legalità.

Certo è che la scuola ha il dovere di curare gli studenti, ma ha altresì dei doveri verso il Sistema Amministrativo, ha limiti di bilancio specifici, ha difficoltà reali che gli studenti dovrebbero affrontare INSIEME al Dirigente e non protestando contro un impedimento oggettivo cui, soprattutto in questo periodo di crisi economica, la scuola italiana deve suo malgrado sottostare, trovando stratagemmi e vie innovative per offrire il meglio agli studenti.

Stiamo parlando di Giovani, certamente ricchi di doti, anche intellettive oltre che morali, idealisti, pronti a muovere il meglio di sé per sostenere l’impegno personale… ma un vero guerriero combatte per la propria patria, per la famiglia e per i figli, non per la gloria propria o di altri, non per il desiderio di aggregarsi ad una folla, non per saltare le lezioni né tanto meno per un fine individuale o individualistico.

Le aggressioni per partito preso, ostacolando ogni forma di confronto, non lasciano spazio al patriottismo o all’idealismo, soprattutto quando è la scuola ad essere colpita: un luogo di protezione per moltissimi studenti, baluardo contro fenomeni sociali e umanitari, momento di coesione fra la parola “Stato” e le parole “famiglia” e “bambino”.

L’interruzione delle lezioni causa danni ingenti sia agli studenti più bisognosi (che perdono importanti ore di lezione), sia al nucleo economico dell’Istituto occupato. Spesso si provocano danni alla struttura, ai mobili e questo non dà onore alle idee dei giovani giusti.

Consapevoli di questo e del bisogno delle nuove generazioni di essere ascoltate e comprese, il rapporto di fiducia in primis e il confronto in secundis sono gli unici strumenti adatti a prevenire e contrastare fenomeni di occupazione ed autogestione violenta.

Ma il confronto nasce se anche il giovane è pronto a fare tesoro di ciò che ascolta, di prenderla in seria considerazione, di rifletterci con la mente e con il cuore, di riflettere altresì sulle parole dei compagni più agitati sino a decidere, di proprio conto, se è opportuno trovare il coraggio di dare l’opportunità di un confronto sereno al Dirigente Scolastico e ai docenti.

Vero anche che è difficile aspettarsi il confronto quando dieci studenti ti aspettano davanti al tuo ufficio con passamontagna e bastoni alla mano, vero è altresì che è difficile pensare che vi sia stata un’autogestione o un’occupazione serena quando la scuola rendiconta 250,000 euro di danni, quando trova tracce di pneumatico nei corridoi della scuola, quando qualcuno viene aggredito o ferito, quando si fa gran chiasso, ma poi, nella quotidianità, non si trovano forme di auto sostegno offerte dagli studenti per gli studenti in difficoltà, quando non vi è attenzione per la scuola quale comunità di vita e, ribadisco, baluardo contro la droga, la malavita, le violenze, la strada.

Un guerriero combatte per i propri amici e per il proprio popolo… se nella guerra non c’è convenienza reale (poiché risiede solo nel dialogo pacifico) e se viene danneggiato un bene comune di rilevanza come la scuola, a questo punto viene da chiedersi per chi o per cosa la guerra viene portata avanti con tanta aggressività e determinazione, sino alla distruzione, sino al disagio dei più fragili.

 

Max