Linee propositive per un riordino complessivo del “Sistema educativo di istruzione e di formazione”

  Per una uscita a 18 anni di età, come avviene un quasi tutte le istituzioni istruttive e formative dell’UE – Ovviamente, senza che l’uscita anticipata costituisca un alibi per tagliare gli organici, ma per utilizzarli meglio con una diversa organizzazione del tempo scuola.

  Per una scuola a “tempo pieno” e a “spazio aperto”, che comporti il superamento delle “classi di età”, funzionali al sistema della promozione/bocciatura che contraddice la realtà dello sviluppo/apprendimento di un soggetto in età evolutiva: chi evolve non può tornare indietro!

  La proposta

  a) una scuola dell’infanzia biennale (3-5 anni)

  b) una scuola di base decennale obbligatoria (5-15 anni): non si tratta di anticipare ai 5 anni di età obiettivi e contenuti dell’attuale prima classe primaria; occorre progettare un curricolo decennale verticale continuo e progressivo che conduca un soggetto di 5 anni a raggiungere in 10 anni di istruzione le competenze di cittadinanza e culturalidi cui al dm 139/07, ovviamente da rivedere, correggere, aggiornare, arricchire. Si veda anche il Quadro Europeo delle Qualifiche, EQF (23 aprile 2008) e l’Accordo quadro per la referenziazione del sistema italiano delle qualifiche all’EQF (20 dicembre 2012).

  Sarà opportuna un’articolazione in due quinquenni (5-10 e 10-15: dal superamento dell’egocentrismo alla padronanza delle operazioni formali di base); in tal caso occorre ragionare sul concetto stesso di ciclicità in fatto di sviluppo/crescita di un soggetto e di processi di apprendimento e socializzazione. Tale scuola è educativa, formativa, istruttiva (vedi il comma 2 dell’art. 1 del dpr 275/99) e orientativa nel contempo e non si conclude con un esame ma con una certificazione delle competenze di cittadinanza e culturali acquisite nel decennio, per come sono state accertate, a prescindere da giudizi di valore e di merito, confortate però da indicazioni per l’orientamento.

  Occorrerà considerare il decennio nella sua continuità con il superamento delle attuali classi di età, funzionali a quelle promozioni/bocciature che nulla hanno a che vedere con i reali processi di sviluppo/crescita e apprendimento di un soggetto in età evolutiva. Sta alle singole ISA fare in modo che in dieci anni, con l’attivazione di opportuni gruppi di lavoro, percorsi in diversi laboratori, ciascun soggetto raggiunga il massimo delle competenze indicate dal Miur in modo che gli sia garantito il successo formativo (vedi il comma 2 dell’art. 1 del dpr 275/99). Il che implica il superamento dell’aula contenitore di una data classe di età e l’attivazione di aule/laboratorio opportunamente attrezzate. Non sarà più l’insegnante che si reca nell’aula della classe x, ma gruppi di alunni che si recano in aule laboratorio opportunamente attrezzate (ovviamente si tratta di attrezzature minimali che non escludono l’esistenza e il funzionamento di laboratori particolarmente dedicati).

  Il che implica un progressivo superamento dell’attuale organizzazione per classi di età, cattedre e orari eguali per tutti

  c) un’istruzione secondaria triennale (15-18 anni), che si concluda a) con la certificazione di competenze di cittadinanza, culturali e pre-professionalizzanti e b) con competenze culturali specifiche e professionalizzanti differenziate a seconda dei diversi percorsi e indirizzi, sia istruttivi (l’istruzione di competenza dello Stato) che formativi (l’istruzione e formazione professionale di competenza delle Regioni). Si tratta di percorsi che garantirebbero a ciascun soggetto il soddisfacimento del diritto/dovere all’istruzione e alla formazione (vedi art. 2, comma 1, punto c della legge 53/03).

  Occorrerà istituire istituti comprensivi orizzontali in cui siano attivi percorsi in cui a una solida cultura di base umanistica e scientifica, eguale per tutti, siano associati indirizzi pre-professionalizzanti e/o professionalizzanti. Sarà necessario istituire nel primo anno (15/16 anni) opportune passerelle che consentano attività di orientamento e riorientamento, qualora il percorso decennale obbligatorio non abbia soddisfatto tali esigenze.

  d) occorre considerare ex novo l’insieme dei complessi rapporti tra l’istruzione secondaria statale e l’istruzione e formazione professionale di competenza delle Regioni, nonché i rapporti tra titoli di studio, qualifiche triennali e diplomi quadriennali; nonché l’effettiva attuazione del Quadro Europeo delle Qualifiche (EQF).

 

Roma, ottobre 2013

                                                   Maurizio Tiriticco