[pubblicato sul sito scuoladivita.corriere.it il 16 gennaio 2013]

Video e foto hard che rimbalzano da un profilo social all’altro, fotomontaggi costruiti per «massacrare» coetanei sui presunti difetti e stranezze, propagazione di notizie false postate ad arte per annientare chi, magari, ti ha rifiutato un bacio o ha preso un voto migliore del tuo.

Sono solo alcuni dei casi possibili inscatolati nell’etichetta di «cyberbullismo»,  fenomeno che sta dilagando a macchia d’olio e che preoccupa per la diffusione capillare con cui si infiltra nei gruppi di giovani e giovanissimi adolescenti.

Gli effetti causati finiscono nelle cronache nere locali, moltissimi i suicidi, altissime le percentuali sulla compromissione del rendimento scolastico (circa il 38% delle vittime, dice un recente rapporto di Save the children), isolamento sociale e disturbi dell’apprendimento. Un’emergenza che coinvolge il lavoro delle forze dell’ordine (a partire dalla polizia postale) e che da tempo è finito sotto la lente di importanti studi di neuropsichiatria infantile.

Una prima risposta istituzionale è venuta, pochi giorni fa, con l’approvazione di una bozza di «codice di autoregolamentazione per la prevenzione e il contrasto del cyberbullismo», siglato dal viceministro dello sviluppo economico, Antonio Catricalà, le associazioni italiane del settore (Confindustria digitale e Assoprovider) e gli operatori su scala globale (Google e Microsoft, tra gli altri).

Un progetto, appunto, ancora in bozza, ma dal quale sono stati curiosamente tagliati fuori gli operatori scolastici, quotidianamente impegnati a contrastare «sul campo» il fenomeno.

Mario Rusconi, consulente del ministero dell’Istruzione e presidente dell’Associazione presidi di Roma e del Lazio, ricorre a una metafora: «E’ come preparare un sontuoso banchetto di nozze, fiori, arredi, piatti raffinati, ma essersi dimenticati di portare gli sposi».

Ma quali sono i limiti di questo codice sul cyberbullismo? «Premesso che va comunque riconosciuta la bontà dell’intervento, è evidente che non si può pensare di coinvolgere gli operatori commerciali e però escludere gli insegnanti e le famiglie, che sono gli interlocutori privilegiati. Sono loro che vivono ogni giorno gli effetti del problema» dice Rusconi.

La scuola, quindi, e’ stata esclusa, eppure potrebbe fare moltissimo. Così come quando si chiede agli insegnanti di occuparsi di educazione stradale o sessuale.  «E’ necessario consolidare una cultura sul cyberbullismo, fornendo indicazioni tecniche su cosa sono e come funzionano i social network, su cos’è la spam, sul corretto uso dei telefonini dentro e fuori le aule scolastiche, solo per fare qualche esempio – spiega Rusconi- Non possiamo farci trovare impreparati su un tema così fondamentale; già nelle prossime settimane, spero entro la fine di febbraio, lanceremo un progetto importante con il Ministero dell’Istruzione e un bouquet di garanti di alto profilo. Abbiamo registrato il dominio Etutorweb (ETW, in acronimo), che diventerà un portale pieno di informazioni e di suggerimenti sul tema».
Tra l’altro le scuole, anche sfruttando le dotazioni informatiche del ministero e i loro portali intranet ed internet, «hanno la tecnologia ideale per produrre informazioni utili agli studenti e alle loro famiglie. Le lezioni nelle aule non bastano».

La prima cosa da fare e’ informare gli insegnanti e le  famiglie affinché conoscano la diffusione e la gravità del fenomeno. 

«Professori e genitori non sono preparati e le cronache, purtroppo, lo dimostrano -spiega Rusconi- . Anche per questo bisogna parlare di più e meglio di cyberbullismo, evitando sia approcci moralistici sia scorciatoie sanzionatorie. Credete davvero che una multa possa efficacemente abbattere ogni forma di violenza sui coetanei?»

Dai dati emerge poi che il fenomeno coinvolge fasce di età trasversali e fino agli anni universitari.  «Abbiamo segnalazioni non solo di episodi di cyberbullismo tra adolescenti e preadolescenti della scuola media e superiore,addirittura trabambini della scuola elementare, già a partire dalla seconda e terza classe -afferma Rusconi- Anche per questo, stiamo organizzando a febbraio con il professor Gabriel Levi, uno dei più importanti neuropsichiatri dell’età infantile italiani, una giornata di studio e un convegno, in cui verranno tra l’altro fornite indicazioni non solo di natura pratica e tecnica, ma soprattutto formativa».