Ai Presidenti Regionali ANP

Care/i colleghi,

ci risulta che alcuni USR stanno richiedendo ai colleghi di dichiarare se intendono aderire o no allo sciopero proclamato dalle altre OO.SS. dell’area V per il 14 febbraio 2014. È il caso di ricordare che tale adempimento, previsto dall’art. 2 (c. 3) dell’allegato al CCNL scuola 1998-2001 che regolamenta i servizi essenziali, NON PREVEDE in alcun modo
l’obbligo di dichiarare se NON si intende partecipare.
Ecco il testo dell’allegato che ci interessa: “[…] i capi d’istituto […] comunicheranno le modalità di funzionamento o la sospensione del servizio alle famiglie nonché al provveditore agli studi. Dalla comunicazione al provveditore dovrà altresì risultare se il capo d’istituto aderirà allo sciopero per consentire al medesimo provveditore di designare l’eventuale sostituto.”
A parte il fatto che è alquanto dubbio che il dirigente debba obbligatoriamente effettuare una comunicazione di adesione, è certo che nessuna comunicazione NEGATIVA deve essere resa dai colleghi.
Vi prego di replicare con la dovuta fermezza agli USR che mettano in atto tali comportamenti.

Incidentalmente, questo è uno sciopero a cui l’ANP non ritiene di dover aderire per le ragioni seguenti.

Per quanto attiene al metodo, è bene ricordare che è in corso d’opera la conversione in legge del decreto-legge 23 gennaio 2014, n. 3.
Questo provvedimento, come sicuramente sapete, prevede l’eliminazione dei “tagli” agli stipendi del personale docente e ATA.
In questi giorni il Parlamento, iniziando dal Senato, sta discutendo le eventuali modifiche che la legge di conversione apporterà al decreto-legge.
L’Anp ritiene che, finché sono in corso tali trattative – che vedono coinvolte tutte le parti sociali e l’Anp stessa – ci si debba astenere da qualsiasi iniziativa unilaterale (quale è lo sciopero) per evidenti ragioni di coerenza. Naturalmente, qualora il tentativo di ottenere ciò che ci siamo prefissi fallisca, siamo pronti a intraprendere altre iniziative di protesta ed a considerare anche l’eventualità dello sciopero.

Nel merito, vi sono ben cinque ragioni:
A) in occasione del sit-in del 23 gennaio, l’Anp ha presentato al MIUR tre distinte richieste: 1) sblocco del fondo unico nazionale; 2) erogazione dei 5.000.000 € previsti dal CCNL del 2010 per avviare la perequazione interna; 3) cessazione di tutte le iniziative di recupero forzoso, a danno dei colleghi, adottate dagli USR di Sardegna e Campania.
Le altre sigle sindacali si sono finora occupate solo della richiesta sub 1) e questo è inconciliabile con la nostra azione rivendicativa.
B) lo sciopero è di per sé un’azione poco efficace per il personale dirigente, in quanto uno degli obiettivi principali dell’azione organizzativa dirigenziale consiste proprio nel porre la struttura diretta in grado di funzionare correttamente anche senza la costante presenza del capo d’istituto. In altri termini, un bravo dirigente sa fare affidamento sui collaboratori giusti e delega loro tutti i compiti inerenti al regolare funzionamento della scuola. Pertanto, se il “Preside” è in sciopero, non se ne accorge nessuno.
C) la serie storica degli scioperi dei dirigenti scolastici è costellata di insuccessi: non si è quasi mai andati oltre pochi percento. Se anche si raggiungesse il 20% di partecipazione – e sarebbe un risultato davvero eccezionale – si tratterebbe in realtà di un fiasco clamoroso in termini di rappresentatività della categoria.
D) in ultimo, la perdita economica conseguente allo sciopero non è trascurabile in questo momento; proprio perché la protesta dei dirigenti passerebbe del tutto inosservata e dispersa in quella del restante e molto più numeroso personale scolastico, è bene conservare le nostre risorse economiche in vista di future e più specifiche azioni di lotta.

Cordiali saluti

Antonello Giannelli