Alberto Arbasino

L'INGEGNERE IN BLU
PREZZO: 11.00
 
PAGINE: 186
 
ISBN: 9788845922404
 
EDITORE: Adelphi
 
ANNO : 2008

"La sera, talvolta, l'Ingegnere in blu sedeva reticente a tavolate romane più ampie e vocianti («non certo scabre o essenziali», anzi addentando e ciacolando parecchio, dalle puntarelle in poi) al Bolognese o nei paraggi di via Ripetta all' aperto, o "da Carlo" in Trastevere, con Moravia e Morante e Attilio Bertolucci, i due Guttuso, i due Piovene («Mimise e Mimì, fresche e démodées come padrone di casini scicchissimi della Belle époque»), talvolta Bassani («il primo paltò di cammello nella letteratura del dopoguerra») e Carlo Levi («col suo complesso di Giove portativo»). E i più giovani: Pasolini che doveva scappare prima del dolce perché sennò i ragazzini non lo aspettavano. E tutti: vai, vai, sennò vanno a dormire. Ragnetti, si definivano allora. (Altro che morettoni, bonazzoni, bistecconi, come poi in seguito, col nutrimento)".

Gadda, che co,'è noto era un "celibatario colo come uno stecco", non ha mai proliferato né intrattenuto progenie alcuna, neppure in senso lato. Chi, d'altra parte, potrebbe immaginarlo organizzare un cenacolo in pizzeria o fondare una rivista di tendenza o piazzare rampanti discepoli nella redazione di un giornale o alla Rai? Eppure il destino letterario sembra averlo , per vie misteriose, risarcito. Negli anni Cinquanta, quando ancora non aveva pubblicato il Pasticciaccio e molti critici lo consideravano solo un "eccentrico" o un umorista "cincischiato", Gadda trova improvvisamente, in una piccola schiera di scrittori "irregolari" e "sperimentali" che hanno adorato L'Adalgisa, dei giovani ammiratori disinteressati ed entusiasti. Fra quei "nipotini" c'è soprattutto Alberto Arbasino, che, come provano L'Anonimo Lombardo e poi Fratelli d'Italia, dal grande macaronico sembra avere ereditato non solo la derisoria violenza della scrittura, ma anche la cultura cosmopolita ed eclettica, lo humor travolgente, l'insofferenza per il "tritume delle correnti obbligative".

Finalmente, all'Ingegnere di cui è stato amico e sodale, Arbasino ha dedicato un irresistibile ritratto che forse è anche un autoritratto, dove ora gli lascia la parola e si sottrae come uno scrupoloso scrivano, ora si concede agli appassionati esercizi di lettura, ora mescola alla voce di Gadda la sua, regalando anche a noi, come in un "private show", briosi calembours, brandelli di conversazioni che paiono dossiane "note azzurre", pettegolezzi e reparties alla moda, ricordi personali e amene celie, ironiche filologie e fonologie - l'"aura del tempo" che i giovani fans di allora cercavano di trasmettere a quel signore in blu ritroso ma pieno di curiosità "extravaganti" e illimitata cortesia.