LA "PASQUA SETTIMANALE" DEGLI EDUCATORI

(III Domenica di Quaresima - Anno A)

 

GESÙ SORGENTE D'ACQUA VIVA[1]

Spunti per la meditazione personale e per la riflessione agli alunni

 

 Donato Petti

 

1. La richiesta di Gesù alla Samaritana: "Dammi da bere" (Gv 4, 7)

 

1.1. Nella località di Sicar, Gesù di Nazaret, stanco di camminare e d'insegnare, chiede un po’ di acqua a una donna Samaritana accanto al pozzo di Giacobbe.

 Sembra a prima vista una semplice richiesta di un po’ d’acqua, in un mezzogiorno assolato. In realtà, con questa domanda rivolta per di più a una donna samaritana - tra ebrei e samaritani non correva buon sangue - Gesù avvia nella sua interlocutrice un cammino interiore che fa emergere in lei il desiderio di qualcosa di più profondo. Sant’Agostino commenta: “Colui che domandava da bere, aveva sete della fede di quella donna” (In Io ev. Tract. XV,11: PL 35,1514). Infatti, a un certo punto, è la donna stessa a chiedere dell’acqua a Gesù (cfr Gv 4,15).

 

1.2. Gesù, che aveva chiesto l’acqua del pozzo di Giacobbe per togliersi la sete, le svela il mistero dell’acqua viva, che l’uomo non attinge da un pozzo, ma riceve in dono da Dio stesso: “Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: "Dammi da bere!", tu stessa gliene avresti chiesto ed egli ti avrebbe dato acqua viva” (Gv 4, 10). Incomincia a parlare alla Samaritana, come colui che possiede l’acqua viva, capace di togliere la sete più profonda dell’uomo. La Samaritana si meraviglia. Non capisce. Continua a pensare a quest’acqua, che è venuta ad attingere al pozzo.

            Gesù dunque spiega alla Samaritana: “Chiunque beve di questa acqua (l’acqua di questo pozzo) avrà di nuovo sete; ma chi beve dell’acqua che io gli darò, non avrà mai più sete, anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna” (Gv 4, 13-14).

            Mentre le parla dell’acqua della vita, la stessa donna gli risponde: “Dammi di quest’acqua” (Gv 4, 15).     E allora ha inizio il colloquio risolutivo tra Gesù e la Samaritana:

Gesù: “Va’ a chiamare tuo marito e poi ritorna” (Gv 4,16).

Samaritana: “Non ho marito”(Gv 4,17).

Gesù: “Hai detto bene "Non ho marito"; infatti hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito: in questo hai detto il vero”(Gv 4,17-18).

Samaritana: “Signore, vedo che tu sei un profeta. I nostri padri hanno adorato   Dio sopra questo monte e voi dite che è Gerusalemme il luogo in cui bisogna       adorare”(Gv 4,19-20).

Gesù: “Credimi donna . . . è giunto il momento ed è questo, in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità; perché il Padre cerca tali adoratori. Dio è      spirito, e

quelli che lo adorano devono adorarlo in spirito e verità” (Gv 4, 21. 23-24).

 

1.3. Il tema della sete attraversa tutto il Vangelo di Giovanni: dall’incontro con la Samaritana fino alla Croce, quando Gesù, prima di morire, disse per adempiere la Scrittura: "Ho sete" (Gv 19,28). La sete di Cristo è una porta di accesso al mistero di Dio, che si è fatto assetato per dissetarci, così come si è fatto povero per arricchirci (cfr 2 Cor 8,9). Sì, Dio ha sete della nostra fede e del nostro amore. Come un padre buono e misericordioso desidera per noi tutto il bene possibile e questo bene è Lui stesso.

 

2. La richiesta della Samaritana: "Signore... dammi di quest'acqua, perché non abbia più sete"(Gv 4, 15).

 

2.1. L’espressione “acqua viva” nella lingua dei profeti indica i beni della salvezza del tempo messianico (cfr. Is 12,3; 49,10; Ger 2,13; 17,13). Ma la Samaritana, non potendo comprendere quel linguaggio, pensa ad una miracolosa acqua che spenga la sete del corpo, per cui non sarà più necessario attingerla dal pozzo. In questo modo Gesù ha risvegliato in lei il desiderio del suo dono: “Signore, gli disse la donna, dammi di quest’acqua, perché non abbia più sete e non continui ad attingere acqua” (Gv 4,14).

 

2.2. Quando la samaritana si rivolge a Gesù con le parole: “Dammi di quest’acqua” (Gv 4,15) egli non tarda ad indicare la strada che conduce ad essa. Gesù rivela allora alla donna d’essere lui in persona la sorgente stessa dell’acqua viva. E dimostra come la via della fede in lui passa attraverso il riconoscimento della sua missione divina, manifestando la sua conoscenza profetica, proprio di un inviato di Dio. È la via della verità interiore, la via della conversione: “Va’ a chiamare tuo marito” (Gv 4,16), dice il Signore alla donna: è un invito ad esaminare la propria coscienza, a scrutare nell’intimo del cuore.       Gesù svolge con lei un vero e proprio “esame di coscienza” e aiutandola a chiamare per nome i peccati della sua vita. Per questo il Signore incalza: “Hai detto bene “non ho marito”, infatti hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito” (Gv 4,17-18). Essa ha avuto cinque mariti e con un sesto vive illegalmente. La donna comincia a riflettere: una tale conoscenza dei cuori non è quella di un uomo comune e propone in un commosso atto di fede: “Signore, vedo che tu sei un Profeta” (Gv 4,19). E poi andrà ad annunziare agli abitanti della sua città di aver incontrato il Messia e li invita a “venire a vedere Gesù” (Gv 4,29).

 

2.3. Che cosa ha prodotto nella samaritana l’acqua viva che zampilla per la vita eterna? Il legame con Gesù trasforma completamente la vita della donna, fino a riconoscere in Gesù il Messia e comunicare la buona notizia alla gente del villaggio vicino:  "Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia forse il Messia?" (Gv 4, 29). E l’interrogativo suppone nel suo pensiero una risposta affermativa, perché collega questa confessione con la chiamata per nome dei suoi peccati: mi ha detto tutto quello che ho fatto. Avverte in sé una nuova forza, un nuovo entusiasmo che la porta ad annunziare agli altri la verità e la grazia che ha ricevuto: venite a vedere. Diventa in un certo senso messaggera del Cristo e del suo Vangelo di salvezza, come la Maddalena il mattino di Pasqua.

 

 

Noi e la Parola di Dio

("Chi beve dell'acqua che io gli darò, non avrà mai più sete" (Gv 4, 14).

 

Nel Vangelo della III Domenica di Quaresima vi sono tratti pedagogici interessanti per ogni educatore della fede:

 

L'acqua simbolo della fede e della grazia del battesimo

Nell’incontro di Gesù con la Samaritana risalta in primo piano il simbolo dell’acqua, che allude chiaramente al sacramento del Battesimo. Ma per bere quest'acqua viva e vivificante bisogna credere. Gesù, infatti, prolunga il suo discorso con la donna fino a condurla alla fede. L'acqua rappresenta lo Spirito Santo, il “dono” per eccellenza che Gesù è venuto a portare da parte di Dio Padre. Chi rinasce dall’acqua e dallo Spirito Santo, cioè nel Battesimo, entra in una relazione filiale con Dio e può adorarLo “in spirito e verità” (Gv 4,23.24). Dunque, da una parte: l’acqua come elemento della terra, che appaga l’immediata sete del corpo e sostiene la vita temporale. Dall’altra parte: l’acqua come simbolo della grazia divina, che dà la vita eterna.

L'acqua simbolo della verità

 

In primo luogo la verità della coscienza. Gesù parlando con la Samaritana ridesta la sua coscienza. È significativo il dialogo: “Va’ a chiamare tuo marito”. “Non ho marito”. “Hai detto bene “non ho marito”; infatti hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito; in questo hai detto il vero” (Gv 4, 16-18). La coscienza è nell’uomo la “sorgente dell’acqua” e indica la via verso la vita eterna. Indica infatti Dio, al cui sguardo sono palesi tutte le vicende dell’uomo, nascoste nella sua coscienza.

 

Gesù, sorgente di acqua per la vita eterna

 

 “Il Padre cerca tali adoratori. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorarlo in spirito e verità” (Gv 4, 23-24). La Samaritana replica: “So che deve venire il Messia (cioè il Cristo): quando egli verrà ci annunzierà ogni cosa”. Le dice Gesù: “Sono io, che ti parlo” (Gv 4, 25-26).  Egli rivela nella sua persona la “sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna”. Egli dà quest’acqua. Lui stesso è questa sorgente. Poiché porta all’umanità lo Spirito di verità, che il Padre “manderà nel suo nome” (cfr. Gv 14, 26).

 

Gli adoratori di Dio Padre “in spirito e verità”

 

Mediante la verità della coscienza - come mediante la limpidezza dell’acqua - si apre la via sulla quale camminano i “veri adoratori” di Dio. Cristo dice: “I veri adoratori adoreranno il padre in spirito e verità; perché il Padre cerca tali adoratori. Dio è spirito e quelli che lo adorano devono adorarlo in spirito e verità” (Gv 4, 24).

I santi sono i "veri adoratori del Padre": uomini e donne che, come la samaritana, hanno incontrato Cristo ed hanno scoperto, grazie a Lui, il senso della vita. Essi hanno sperimentato in prima persona quello che dice l'apostolo Paolo: "L'amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato" (Rm 5, 5).

 

La fanciullezza della fede

 

Nell'ottica cristiana, l'esistenza umana è un "esodo" dalla schiavitù alla terra promessa, dalla morte alla vita. In questo cammino sperimentiamo a volte l'aridità e la fatica dell'esistenza: la miseria, la solitudine, la perdita di significato e di speranza, al punto che può succedere anche a noi, come agli Ebrei in cammino, di chiederci: "Il Signore è in mezzo a noi sì o no?" (Es 17, 7). In quante occasioni la nostra fede si manifesta fragile, la nostra fiducia debole, la nostra religiosità contaminata da elementi magici e meramente terreni, simboleggiati dalla figura della Samaritana presso il pozzo di Giacobbe. Il rischio di ogni credente è quello di praticare una religiosità non autentica, di cercare la risposta alle attese più intime del cuore fuori di Dio. Dio ha sete della nostra fede e vuole che troviamo in Lui la fonte della nostra autentica felicità.

 

La Samaritana, simbolo di ogni uomo

 

La donna di Samaria rappresenta l’insoddisfazione esistenziale di chi non ha trovato ciò che cerca: il suo andare e venire dal pozzo per prendere acqua esprime un vivere ripetitivo e rassegnato, fino a quando trova la fonte dell'acqua viva: Gesù. Ognuno di noi può riconoscersi nella donna Samaritana: come lei Gesù aspetta ciascuno di noi per parlare al nostro cuore: “Se tu conoscessi il dono di Dio…”.

"Il nostro cuore è inquieto, finché non riposa in Dio". Questa celebre affermazione di sant'Agostino (cfr. Confessioni, 1, 1), si può applicare non soltanto al nostro cuore, ma anche alla vita sociale, in tutte le sue espressioni. Quando manca Dio, viene meno la pace dentro e fuori dell'uomo, perché si intacca il principio dell'unità. L'uomo si prostra a mille idoli e finisce con l'essere diviso in se stesso, schiavo delle cose.



[1] Prima lettura: Es 17,3-7. -  Seconda lettura: Rm 5,1-2.5-8. - Vangelo: Gv 4,5-42.