[tratto dal Corriere della Sera di  Venerdì 7 Marzo 2014, p. 59]


a cura di Massimo Gaggi

«Attento Bill de Blasio: alla tua manifestazione per gli asili pubblici da finanziare con più tasse sui ricchi c?erano solo 1.500 persone, soprattutto sindacalisti. A quella del governatore Mario Cuomo a favore delle charter school (scuole finanziate dallo Stato ma gestite da privati, ndr) la folla era ben diversa e più vasta nonostante i cinque gradi sotto zero: 11 mila persone, quasi tutti genitori e studenti». All'America non piace granché manifestare in piazza: gli anni dei raduni oceanici per i diritti civili o contro la guerra del Vietnam sono lontani. E anche i ragazzi di Occupy Wall Street, due anni fa, non riuscirono mai a portare in piazza più di qualche migliaio di persone, nemmeno nei giorni in cui tutto il mondo parlava delle loro protesta. Ma ora a New York e ad Albany, la capitale dello Stato, la gente si scalda per una battaglia dell'istruzione nella quale le masse sembrano muoversi più per difendere le scuole private, finite nel mirino del nuovo sindaco della metropoli, che per sostenere il suo piano di estensione dell'istruzione pubblica ai bimbi di 4 e 5 anni non ancora approdati alle elementari. O, almeno, questo è il tam-tam, l'intensa campagna di stampa dei giornali e delle tv di destra che cercano di sfruttare i contrasti tra i due personaggi - tutti e due democratici, tutti e due italo-americani - che governano la città e lo Stato. Quei contrasti, comunque, sono reali. Negli anni scorsi ne abbiamo visti di simili anche in Italia: le discussioni sul ruolo degli istituti di natura religiosa, la battaglia dei voucher, i buoni-scuola gradatamente introdotti in alcune regioni. Negli Usa quella delle charter school è una realtà relativamente recente. Cominciò 20 anni fa il Minnesota con le scuole Montessori. A New York fino a qualche anno fa c'era poco. Poi è arrivata Eva Moskowitz che, aiutata dal sindaco Bloomberg, è riuscita a creare una rete di 22 istituti, le Success Academy . Oggi lo Stato ha più di cento charter : in alcuni distretti, sono più grosse di quelle pubbliche. Appoggiato dai sindacati di queste ultime, in campagna elettorale de Blasio ha promesso di invertire il trend destinando più ricorse all'istruzione pubblica a scapito delle charter . Ma il sindaco progressista su questo, oltre all'opposizione dei conservatori, deve fronteggiare anche quella del suo compagno di partito Cuomo: un democratico centrista e pragmatico, convinto che la gente, anche a sinistra, non voglia più sentir parlare di aumento delle tasse e di dilatazione della presenza dello Stato nell'economia come nell'insegnamento. De Blasio incassa la sconfitta immediata convinto che nel lungo periodo la spunterà lui: le eccessive sperequazioni nella distribuzione del reddito potranno essere corrette solo con più istruzione nelle famiglie povere e più tasse sui ricchi. Ma a New York un Fisco troppo pesante comincia a soffocare l'economia, mentre è frequente sentire genitori, anche quelli che votano democratico, riflettere: «Se vuoi sentire un professore di una scuola pubblica, ti dirà "certo, venga in istituto e ne parliamo". Se cerchi il docente di una charter ti risponderà "chiami in qualunque momento"»