Consulenza ai Soci

Il dibattito sulle pensioni non accenna a placarsi specialmente dopo le proposte del nuovo Governo.

Infiamma, complice anche le alte temperature di questi giorni, è il caso di dire, discussioni a tutto campo con teorie, propositi e idee alcune con un minimo di fondamento, altre palesemente strampalate e insensate.

L’Inps sta procedendo ai nuovi calcoli per la riliquidazione delle pensioni in attuazione a quanto previsto dalla legge di stabilità 2015 e secondo le norme applicative diramate con la circ.74/2015.

Dal 1°gennaio 2019 aumentano i requisiti per la pensione. Servono cinque mesi in più

Entreranno in vigore dal prossimo 1° gennaio 2019 le novità comunicate dall’INPS con circolare 62 del 4 aprile 2018 in tema di adeguamento dell’età pensionabile.

Novità che comporteranno una maggiore permanenza, di 5 mesi, nel mercato del lavoro da parte dei lavoratori prima di poter avere diritto alla pensione nel biennio 2019-2020.

Dal 1° gennaio 2019 si applicheranno i nuovi limiti di età per andare in pensione aumentati degli incrementi della speranza di vita, stabiliti dal decreto 5 dicembre 2017 mentre con effetto dal 2021, la legge n. 205 del 2017 prevede la revisione del meccanismo di calcolo dell’adeguamento alla speranza di vita.

Pensione anticipata dal 1° gennaio 2019:

 occorrono 43 anni e 3 mesi di contributi gli uomini

               42 anni e 3 mesi di contributi per le donne

Pensione di vecchiaia dal 1° gennaio 2019

occorrono minimo 20 anni di contributi e 67 anni di età sia per gli uomini sia per le donne.

Lavoratori precoci di cui all’articolo 1, co. 199 della legge 232/2016, 41 anni e 5 mesi di contributi rispetto ai 41 anni attuali;

Totalizzazione dallo 01.01.2019, saranno necessari 41 anni di contributi indipendentemente dall’età anagrafica, oppure 66 anni. L’assegno pensionistico sarà corrisposto dopo 21 mesi per la totalizzazione di anzianità e dopo 18 mesi per quella di vecchiaia.

Saranno esentati dall’aumento dei requisiti i lavoratori impegnati in lavori gravosi delle 15 categorie definite dal governo.

Per i lavoratori assunti per la prima volta a decorre dal 1° gennaio 1996, oltre alla presenza del requisito contributivo di 20 anni e del requisito anagrafico, devono ulteriormente soddisfare il requisito di avere un importo della pensione superiore a 1,5 volte l’importo dell’assegno sociale (679 €).

In caso contrario dal 1° gennaio 2019, possono accedere al trattamento di vecchiaia solo al compimento di 71 anni di età con almeno 5 anni di contribuzione “effettiva” (cioè obbligatoria, volontaria e da riscatto) – con esclusione della contribuzione accreditata figurativamente a qualsiasi titolo – a prescindere dall’importo della pensione

In base alla legge di bilancio 2018, la variazione della speranza di vita concernente il biennio 2021-2022 è computata in misura pari alla differenza tra la media dei valori registrati nel biennio 2017-2018 e il valore registrato nell’anno 2016.

A decorrere dal 2023, la variazione della speranza di vita riguardante il biennio di riferimento è computata in misura pari alla differenza tra la media dei valori registrati nei singoli anni del biennio medesimo e la media dei valori registrati nei singoli anni del biennio immediatamente precedente.

A titolo esemplificativo, per il biennio 2023-2024 la variazione della speranza di vita è computata in misura pari alla differenza tra la media dei valori registrati nel biennio 2019- 2020 e la media dei valori registrati nel biennio 2017-2018.

La medesima norma stabilisce che, a decorrere dal 2021, gli adeguamenti biennali non possono in ogni caso superare i tre mesi.

Nel caso d’incremento della speranza di vita superiore a tre mesi, la parte eccedente andrà a sommarsi agli adeguamenti successivi, fermo restando il limite di tre mesi.

Nel caso di diminuzione della speranza di vita l’adeguamento non è effettuato e di tale diminuzione si terrà conto nei successivi adeguamenti, fermo restando il predetto limite di tre mesi.

 

Maggio 2018                                                                                      

Giuliano Coan           

(Consulente in diritto previdenziale e docente in materia)

 

 

Dopo aver illustrato la previdenza complementare del personale in regime di TFR (trattamento di fine rapporto) perché assunto dopo il 31.12.2000, torniamo  sull’argomento per riservare l’attenzione a chi invece si trova in Tfs (indennità di buonuscita) perché assunto di ruolo o a tempo indeterminato prima dell’1.1.2001.

La previdenza complementare come funziona.

Prima di addentrarci sullo specifico occorre affrontare preliminarmente il problema cruciale che ruota attorno all’utilizzo del trattamento di fine rapporto.

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