CASI PROFESSIONALI

                                                                                                                                                                                                       a cura di Antonello Giannelli e Daniela Giovannini

Sottoponiamo alla vostra attenzione il caso di un dirigente scolastico che viene contestato dal revisore dei conti con l’accusa di aver commesso un illecito. Questi i fatti.

Nell’istituto comprensivo XXX, il dirigente scolastico YYY, prima di procedere alla liquidazione dei compensi accessori al personale docente e ATA, convoca RSU e OO.SS. comunicando loro che risultano delle  economie derivanti da progetti non realizzati. Propone di assegnare tali economie al personale ATA come  riconoscimento dell’intensificazione del lavoro svolto. L’assemblea è d’accordo; essendo stati quindi predisposti dal DSGA  i relativi conteggi, le somme vengono liquidate con il CU di ottobre.

Il revisore dei conti, tuttavia, tardivamente informato, una volta acquisita tutta la documentazione,  contesta l’iter seguito dal Dirigente, affermando che le suddette economie non avrebbero dovute essere  ricontrattate, assegnate e liquidate; chiede pertanto che il dirigente provveda al recupero delle stesse.

Chi ha ragione?( Prima di leggere il parere dell’esperto, provate voi stessi  a dare una risposta).

Preliminarmente, va osservato che la scelta operata dal dirigente è prassi comune, ciò non toglie tuttavia che essa reca un danno all’interesse pubblico; cerchiamo di chiarirne le ragioni.

Supponiamo che l’oggetto del contratto integrativo stipulato con la controparte sia costituito dalla remunerazione con il salario accessorio di due sole attività straordinarie: l’attività A (compensata con 100 Euro) e l’attività B (compensata con 50 Euro). L’ipotesi di contratto viene sottoscritta da entrambe le parti, viene inviata ai revisori con le due relazioni e con i relativi prospetti finanziari, viene accettata da questi (espressamente o tramite silenzio-assenso) e, infine, si perviene alla stipulazione del contratto integrativo con la controparte.

Supponiamo ora che, per qualsivoglia motivo, l’attività B non abbia luogo. Ciò comporta che il relativo compenso, 50 Euro, costituisca economia contrattuale e vada ad integrare il fondo per la contrattazione integrativa dell’anno successivo. Se , invece, viene elargita alla controparte quella somma si arreca un danno allo Stato perché viene pagata una prestazione lavorativa (l’attività B) che non è stata fornita.

Esiste tuttavia una modalità legale per uscire da tale situazione e consiste nel reiterare la procedura di contrattazione. Di fatto va sostituito al primo contratto (A in cambio di 100 e B in cambio di 50) un secondo contratto ( A in cambio di 150) e questo, in linea di principio , è fattibile. E dunque:

1. Sottoscrizione della “nuova” ipotesi di accordo con la controparte sindacale

2. Invio ai revisori del nuovo accordo entro cinque giorni dalla firma, con due nuove relazioni (in quella illustrativa va spiegato, perché, dopo aver pattuito A/100+B/50, ritenendolo la cosa migliore da farsi, si è poi deciso di rinegoziare A/150) e relativi prospetti

3. Acquisizione del parere di compatibilità dei revisori

4. Stipulazione con la controparte del nuovo contratto integrativo

5. Tentativo di recuperare “bonariamente” le somme pagate per errore scrivendo ai lavoratori, spiegando loro cosa è accaduto e chiedendo loro di versare sul conto della scuola le somme indebitamente percepite, avvisandoli dell’obbligo a carico del dirigente di procedere al recupero in ogni caso

6. Se il recupero bonario riesce, girare le somme ricavate alla RTS

7. Qualora non si ottenga nulla con  le buone maniere, disporre il recupero “forzoso” tramite la RTS.